mercoledì 16 febbraio 2011

Capitolo 8 - Il foglietto.



***
Dalla mattina dopo le giornate si trasformarono in inferno.
Pur contro ogni volere della mia compagna di stanza, avevo rimesso la foto sul comodino e al mio risveglio l'avevo trovata tagliata accanto alla cornice. Kelly era già uscita per la colazione, io pensai bene di riprendermi la rivincita su quel gesto. Raccolsi i piccoli pezzetti di quello che restava della foto e li sparpagliai sulla sua scrivania, poi presi un post-it dalla sua collezione più svariata e con la sua penna ci scrissi “La prossima volta che succede dico tutto al tuo caro Dorothy”. Credevo che in quel modo sarei riuscita a toccarle un nervo scoperto.
Ma mi sbagliavo.
Mentre mi truccavo nel mio bagno con la musica a tutto volume dal cellulare, capii che dovevo agire senza le minacce. O per meglio dire, con le minacce ma senza darle tempo di realizzare. Quindi quella stessa mattina avrei fatto di tutto per parlare con Dorothy. Tanto, se ancora non ero la sua cocca poco ci mancava!
Tranquillamente scesi nella Sala Grande e mi sedetti al solito posto, al centro del tavolo, lontano da tutti che mi disprezzavano. Avevo appena un quarto d'ora di tempo, mi versai la tisana e presi un muffin al cioccolato. Ormai non c'era più nessuno. Io, qualche studente dell'Ala Sud, qualche delle altre Ali e Ninfa. O almeno, avevo visto solo Ninfa.
«Bacche di ginepro!» Dorothy si sedette a cavalcioni sulla panca, di fianco a me.
«Come scusi?»
«Bacche di ginepro, la tisana che stai bevendo.»
«Ah. È buonissima!»
«Già, Ninfa è spettacolare a preparare queste tisane.»
Annuii guardandolo con la coda dell'occhio, poi tornai a concentrarmi sulla tazza che avevo davanti. Per fortuna era venuto lui a parlarmi, se avessi dovuto farlo di mia iniziativa sicuramente avrei fatto una figuraccia.
«Come mai quel faccino triste?» Chinò il viso per guardarmi meglio.
«Che faccino? No no, niente. Tutto a posto.» Era quello il momento di attaccare.
«Sicura? Non mi sembra che sia tutto a posto. Cosa c'è che non va?»
«Beh, ieri sera e questa mattina ho avuto da discutere con la mia compagna di stanza.»
«Su cosa?»
«Non lo so, credo di non starle molto a cuore.» Forse era meglio non accennare al fatto che Kelly avesse una cotta per lui. «Non mi chieda per quale motivo, non lo so.»
«Beh, se avete discusso un motivo ci sarà per forza. Chi è la tua compagna di stanza?»
«Kelly...Il cognome non lo so.»
«Ah si, la conosco bene. È fatta così, disprezza tutti all'inizio, poi se vede che questi sono disposti a diventare suoi amici, beh, può pensarci su e forse farli entrare nel suo gruppo.»
«Ma non è così che dovrebbe funzionare. Io sono appena arrivata, non conosco nessuno e subito finisco in camera con la più antipatica delle antipatiche che abbia mai conosciuto! Come se non bastasse, le da fastidio...Dava fastidio, anzi! La foto che avevo sul comodino e che lei, questa mattina, ha distrutto!»
«Scherzi?»
«No! Dovrei, per caso?»
«No, hai ragione, perdonami. Vieni, ora andiamo in classe, poi penseremo a Kelly, ci parlerò io ok?»
«Ok.»
Mi alzai e seguii Dorothy fuori dalla Sala fino all'aula di Profezia. Tutti erano già seduti ai loro posti, io mi accomodai al mio.
A metà della seconda ora il Simbolo sul mio petto iniziò a bruciare, era rovente.
«Ahi!» Mi spostai il colletto per guardarlo, si stava illuminando.
«Che succede?» Dorothy interruppe la lezione per rivolgersi a me e tirare un'occhiata alla mezza luna.
«Ha preso a bruciarmi.»
«Ninfa ha bisogno di te.»
«Ma sono a lezione!»
«Non importa, la interrompiamo qui. Per oggi basta.»
L'aula si riempì di frusciare di fogli e di sedie che si spostavano, fino a quando fu completamente vuota.
«Vieni, ti accompagno.»
«Si ma faccia in fretta, non lo sopporto più!!»
A passo spedito uscimmo dalla classe raggiungendo l'ufficio di Ninfa. Dorothy bussò.
«Avanti!»
Aprì la porta e mi fece entrare per prima. Ninfa era seduta alla sua cattedra, davanti a lei c'era Kelly. Avvampai, perché ero assieme a Dorothy e lui... Lui era già entrato e aveva anche richiuso la porta!
«Ah, Dorothy ci sei anche tu!»
«Si, ho accompagnato la ragazza.»
«Non dovresti essere a lezione?»
«Abbiamo finito prima l'esercitazione.»
«Lo sai che se i miei alunni vanno male in Profezia terrò conto di questa mezz'ora saltata, vero?» Gli disse con un ghigno, non sembrava tanto contenta della scelta del professore.
«Lo so, ma non si preoccupi, i nuovi alunni si impegnano molto. Se non fossero stati così avanti non mi sarei mai permesso di interrompere la lezione. Tuttavia mi sembrava giusto accompagnare la ragazza in quanto è stata chiamata durante la mia ora.»
«Perfetto, allora puoi accomodarti anche tu.» Ninfa materializzò un'altra poltrona accanto a dove ero seduta io.
«Grazie Signora Preside.» Si sedette tirandosi un po' più verso di me.
«Bene, ora che ci sei anche tu Monica vorrei parlare un po' con voi due. Mi spiegate che sta succedendo?»
«Io...» Ma fui interrotta da quella impertinente.
«E' lei! È tutta colpa sua! Mi sta rovinando le giornate!»
«Ma se sono qui da tre giorni oh, ma che vuoi?»
«Voglio che mi lasci in pace!»
«Guarda che hai iniziato tu eh! Prima non ti va bene che arrivo nella tua camera, poi mi obblighi a togliere le cose dal mio comodino! Chi ti credi di essere?»
«Sono semplicemente una persona normale, al contrario di te!»
Stavo per ribadire, ma Dorothy intervenne al posto mio «Eh no, scusa se ti interrompo, ma ti vieto di toccare quel tasto, hai capito signorina?»
«Si si, capito. Tanto qui dentro tutti sappiamo quanto sono odiati gli umani, e ancor più quelli che hanno il Simbolo e appartengono a loro.»
Ninfa tornò a parlare, sembrava più arrabbiata «Qui non si tratta di discutere se si ha il Simbolo o meno, ho deciso di chiamarla a fare parte di Mond perché credo in lei. Quindi, ora, gentilmente, spiegatemi cos'è successo questa mattina.»
Aprii bocca per rispondere, ma ancora una volta fui interrotta «Sta mattina...»
«Alt, Kelly per favore, parla lei.» Ninfa la mise a tacere con un semplice gesto di mano.
«Sta mattina è successo che, al mio risveglio, sulla mia scrivania ho trovato la foto che avevo messo sul comodino tutta tagliata in mille pezzettini. Sinceramente non è che la cosa mi sia piaciuta tanto.»
«Si ma io ti avevo detto di toglierla!!» Urlò lei, cercando di difendersi.
«Ma non è solo camera tua! Era sul mio comodino, non sul tuo. Non violavo nemmeno uno spazio della tua parte di camera!»
«Siccome io non lo voglio vedere e già ti avevo detto che mi dava fastidio vedere quella foto sul comodino, non ce l'ho fatta più e ho dovuto eliminarla!»
«Se tu me lo avessi chiesto con calma e mi avessi spiegato il perché avrei dovuto toglierla, allora forse lo avrei anche fatto!»
«Monica in questo caso ha ragione.» Ninfa interruppe il nostro litigio, io la guardai perplessa. Cosa voleva dire che in questo caso avevo ragione? Avevo ragione in tutti i casi! Lei non aveva diritto di dirmi cosa fare o non fare nella mia stanza.
«No Ninfa, non ha ragione! Da quando è arrivata lei nella stanza non c'è più pace.»
«Ma se son qui da tre giorni, oh! E poi sai quanto tempo ci stai nella tua stanza!»
«Certo, non ci sto più! Perché ci sei sempre tu! Almeno trovati delle amiche, esci con queste e non stare tutto il tempo nella camera!»
«A cosa ti servirà mai la camera dopo lezione? Nemmeno studi!»
«Chi te lo dice?»
«Lo so, non ti ho mai vista con un libro in mano. E nel caso tu stia per ribadire che te li porti dietro per studiare nelle camere delle tue amiche, beh, sappi che sono sempre ben in evidenza sulla tua scrivania. Da quando sono arrivata non si sono ancora spostati.»
Kelly rimase spiazzata. Avevo beccato un piccolo nervo scoperto, ma il più grande dovevo ancora toccarlo ed ero indecisa se farlo in quella riunione oppure no.
«Bene, Monica, hai dato le tue motivazioni e le ho trovate giuste, ma anche Kelly ha subito un torto.»
Da me? Proprio no!
«Già, grazie Ninfa. Cos'è questo?» Mi sventolò davanti al naso il foglietto che le avevo lasciato quella mattina. Sapevo che dovevo colpire di persona, non avrei lasciato indizi. Mi maledissi per la mia ignoranza.
«E' un pezzo di carta.»
«Esatto, un pezzo di carta. Ma leggi, leggi ad alta voce quello che c'è scritto.»
Mi schiarii la voce, non avevo paura di mettere in evidenza quella che era la verità, quindi presi il foglietto e lessi «La prossima volta che succede dico tutto al tuo caro Dorothy.»
«Già, proprio. Credo che il caro Dorothy sia il nostro professore, o sbaglio?»
Cercai di guardarlo di sottecchi mentre annuivo, colsi al volo il suo imbarazzo.
Poi si intromise Ninfa «Ecco Monica, spiegaci il significato di questo messaggio.»
«Beh io... Io volevo solo spaventarla, pensavo che così avrebbe smesso di infastidirmi.»
«Ma lo sai che quello che hai scritto è molto grave?»
«Lo so, Ninfa. Ma lei mi ha costretta a farlo!»
«Lo terrò in considerazione...» Si voltò così verso il professore «Dorothy, lei cosa c'entra in questa storia?»
«Non ne ho idea, è la prima volta che vedo questo pezzo di carta!»
«Ninfa, la sta difendendo! È evidente.»
«Zitta tu, un attimo. Dorothy, cosa c'è con queste ragazze?»
«Assolutamente niente, Ninfa! Sono solo mie studentesse.»
«E' così ragazze?»
«Assolutamente!» Risposi io. Kelly si fece fregare dal suo sguardo, cupo e assente.
«Monica, gentilmente, potresti spiegarmi come mai quel ''caro''?»
«Beh, Signora Preside, quel ''caro'' si riferisce a quanto Kelly mi ha raccontato ieri sera minacciandomi. Posso dirglielo, vero Kelly? Non ti offendi, penso.» Feci una breve pausa, nella quale lei mi tirò un'occhiata di odio e di disprezzo, allora continuai. Non mi faceva più paura «Ok, posso dirglielo. Ieri sera io e la mia compagna di stanza abbiamo avuto un litigo dopo che il professor Dorothy, per caso, mi ha accompagnata alla mia camera.»
«E come mai Dorothy ti avrebbe accompagnata alla tua camera?»
«Perché è successo un piccolo inconveniente durante la lezione davanti a tutta la classe, così, una volta finita, mi ha chiesto scusa e siamo rimasti sull'argomento. Siamo arrivati alla stanza parlando, niente di che Ninfa.»
«Ok, puoi continuare. Kelly se l'è presa?»
«Io...» Kelly cercò di ribadire, ma io la fermai con un'occhiata.
E ripresi «Si, se l'è presa. Mi ha chiesto cosa ci facessi lì fuori assieme a Dorothy, io le ho chiesto come faceva a sapere che ero con Dorothy e lei, molto da superiore, mi ha risposto ''Io sono al secondo, riesco a vedere le persone meglio di te''. Le ho chiesto se mi stava spiando, lei ha detto che stava spiando Dorothy in realtà. Poi se n'è saltata fuori con la storia che io non mi devo mettere in mezzo, insomma ha fatto capire chiaramente che lei ha una cotta per il professore!! E così, la minaccia di questa mattina. Che poi capirai che minaccia...Era solo un foglietto!»
«Sono andate così le cose, Kelly?»
Lei annuì.
«Professor Dorothy, lei sapeva di questa cosa?»
«No, non ne sapevo proprio nulla.»
«Ok, per questa volta chiuderò un occhio su tutto. Kelly, vedi di darti una regolata su questa cosa, chiaro?»
«Chiaro.»
«Bene, puoi tornare alle tue lezioni.»
«Grazie Ninfa.» Si alzò e uscì dall'aula.
«Bene, torniamo a noi. Monica, ho deciso di cambiarti stanza.»
«Come? Perché?»
«Perché così starai più serena.»
«Ah, bene, la cosa mi piace! E, dove alloggerò?»
«Nell'unica stanza libera del castello.»
«Ovvero?»
«Quella dell'ultimo piano nella Torre Sud.»
«Ma quella stanza è proibita!»
«E chi lo ha detto? Stai a credere a tutte quelle storielle che si inventano su Sally? La vera storia di Sally la conosco e non è così spaventosa come dicono. Allora, te la senti di spostarti lì?»
«Si ma...Tutte le mie cose?»
«Tranquilla, ora tu torni a lezione e io nel frattempo ti trasferisco tutto. Ci stai?»
«Certo, grazie mille!»
«Di niente cara. Ah, Dorothy, posso chiederti di accompagnare Monica alla sua prossima lezione? Cos'hai ora?»
«Storia.»
«Ok, Dorothy sii così gentile da accompagnarla alla sua aula.»
«Certo, lo faccio volentieri.»
Ci alzammo insieme arrivando alla porta, «Aspettami un attimo qui.» mi sussurrò. Rientrò nell'ufficio avvicinandosi di nuovo alla scrivania di Ninfa per sussurrare ancora «Ah, Ninfa, per quella cosa delle cotte e tutto il resto... Davvero non ne sapevo niente.»
«Tranquillo, ti credo. Ma ti prego, non far si che anche Monica pensi cose che non deve pensare.»
«Non accadrà.» Si scambiarono un sorriso e Dorothy tornò da me.

***

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