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Uscii dalla porta della Torre Nord ritrovandomi nell'Ala omonima, mi ritrovai davanti all'ufficio della Preside con il fiatone. Era possibile che le Torri servissero solo a collegare i piani e a contenere una sola stanza all'ultimo piano?La porta era chiusa, presupposi che stesse ancora parlando con qualche novello come me.
«Entra pure.» Mi sbagliai, era sola e stava aspettando me. Non chiedetemi come fece a sapere che ero lì fuori ad aspettare come un'imbambolata.
«Permesso.» Dissi spingendo a fatica la porta, richiudendola poi alle spalle.
«Ciao, tu sei Monica dico bene?»
«Ehm...Si, sono io.»
«Perfetto, accomodati pure.» Mi sedetti su una poltrona rossa davanti alla sua scrivania piena di carte e fogli e libri, in un angolo era posto un candelabro con tre candele bianche consumate. Le pareti erano ricoperte da scaffalature piene di libri. Un fascio di luce cadeva nel centro della stanza da una finestra ad arco. Ero affascinata.
«Bene, ti farà piacere sapere che sei la prima che chiamo oggi.»
«La prima? Ma che ore sono?»
«Le nove passate. Ti sei trovata bene a colazione?»
«Si, era tutto squisito! E quella magia che ha fatto, è stata maledettamente fantastica!»
«Ti ringrazio,» disse in una risata «Presto imparerai a farlo anche tu. Ma prima lascia che ti spieghi due cose.»
Annuii mentre lei si sedeva sulla poltrona dall'altra parte della scrivania.
«Per prima cosa, vorrei spiegarti perché ti ho scelto. I tuoi genitori non hanno il Simbolo quindi non hanno mai frequentato questa scuola.»
«Già, infatti mi sono sentita una completa idiota quando Desirée mi spiegava tutto.»
«Posso comprendere, ma so che presto saprai molto più di quanto tu stessa e Desirée possiate immaginare. So che ce la metterai tutta per imparare. Ti ho vista, ho visto quanto sei determinata. Per questo motivo ti ho scelta. Non sei la prima con i genitori senza Simbolo che entra qui e non sarai nemmeno l'ultima. Ma ho voluto metterti alla prova.»
«Ok ma...C'è un problema...»
«Dimmi, qualsiasi cosa non ti sia chiara o ti disturbi dimmela senza problema.»
«La gente ora che sa che i miei genitori non hanno il Simbolo, beh, mi evita.»
«Oh, beh, credo non siano abituati. Ma vedrai che presto cambieranno modo di pensare, dopotutto il Simbolo tu lo hai, no?»
«Beh si, però...»
«Allora il problema finisce qui, non credi?» Allargò le labbra in un sorriso, forse per rassicurarmi, poi cambiò totalmente discorso «Bene, credo che ora dovrò spiegarti come funziona qui. Ormai posso cantilenarti il discorso a memoria.»
«Non fa prima a dirlo durante la cerimonia?»
«No, non mi sembra giusto. C'è sempre qualcuno che non comprende qualcosa o ha delle domande da fare. Quindi preferisco adottare questo metodo. Entro sera sarete tutti ben sistemati. Partiamo dalle materie, questi sono i tuoi orari.» Mi porse un foglio con una tabella «Le lezioni iniziano alle otto della mattina e finiscono alle diciassette.»
«Così tanto?»
«Certo, avete quattro materie quindi al giorno sono due ore per ognuna. Ad esempio, da domani tu avrai Materializzazione dalle otto alle dieci,» Mentre parlava sfiorava la sua lunga unghia dell'indice sulle parole stampate sul foglio «Dalle dieci a mezzogiorno avrai Leggibilità, un'ora di pranzo obbligatoria per tutti, poi di nuovo lezione. Dalle tredici alle quindici avrai Storia, e infine Profezia dalle quindici alle diciassette. Il sabato avrai un'ora di Divinazione dopo pranzo, l'unica della settimana. Si svolge nella serra dietro alla scuola.»
«Sembra interessante.»
«Lo è, poi vedrai, lo imparerai a memoria. È talmente facile. Fino a qui hai delle domande?»
«Mhm, no. Vorrei solo capire a cosa servono queste materie.»
«Per questo dovrai chiedere ai tuoi professori, saranno loro a spiegarti tutto. Credo comunque che domani l'intera lezione sarà dedicata a spiegarvi a cosa servono queste strane materie. Posso procedere?»
«Allora si, direi di si.»
«Perfetto, passiamo alle cose un po' più serie. In aggiunta a queste cinque materie ne avrai un'altra, Disciplina.»
«Già, come mai non c'è nell'orario?»
«Esatto, nella tabella non c'è perché non è programmabile. Parteciperete alla lezione di Disciplina una sola volta al mese, esattamente il giorno che precede la luna piena.»
«Cosa intende dire?»
«Conosci le quattro fasi lunari presumo.»
«Ovvio che si.»
«Bene, e saprai anche che una fase corrisponde alla luna piena.»
«Non la vedo bene questa cosa.»
«Fai bene. Come avrai capito, qui non è tutto così semplice e bello come sembra. Avrai capito che facciamo cose che i tuoi genitori o i tuoi amici non sanno fare, può sembrare tutto magico e fantastico ma questo ha anche un lato negativo. Come gli umani, anche noi abbiamo bisogno di creare legami con l'opposto, in noi però c'è un periodo in cui questo bisogno è più forte. Il periodo della luna piena che va dal suo sorgere al suo tramontare.»
«Ah.» Ero davvero senza parole, non sapevo cosa dire, cosa chiedere. Volevo solo che Ninfa continuasse.
«Ecco perché Disciplina nasce appunto per spiegarvi come funziona questa cosa e come evitare che accadano danni, se vogliamo chiamarli così. Ma anche questo lo vedrai alla prima lezione, che ormai dovrebbe essere il mese prossimo.»
«Sembra interessante. Mi può spiegare perché questo maledetto Simbolo continua a bruciarmi?»
«Tesoro, questo maledetto Simbolo continuerà a bruciarti ancora per un bel po' di tempo, ma non ti preoccupare, ne farai l'abitudine a non sentirlo. Ti brucia perché sta cambiando, mano a mano che passi il tempo qui dentro il bordo della mezza luna si sposta sulla tua pelle proprio come nelle sue fasi. Solo che la luna vera ci mette un mese, la luna sul tuo petto impiegherà tre anni per raggiungere lo stadio finale.»
«E una volta che si sarà completata?»
«Alla fine del terzo anno terrete un esame, se lo supererete la luna si riempirà. Ma non voglio svelarti altro su questo argomento, lo imparerai con il passare del tempo. Hai qualche altra domanda?»
«Beh per il momento no, a parte... Farà comparire il cibo sul tavolo come questa mattina tutte le volte?»
Ninfa si lasciò andare in una risata che a me sembrò la più bella che avessi mai sentito.
«Si, direi di si. Scoprirai che non ti serviranno nemmeno più i soldi per comprarti quel bel vestito che ti piace tanto.»
«Scusi?» Le chiesi disinvolta.
«Aah ti sto svelando troppo! Fremo dalla voglia di raccontarti cosa succede qui, ma temo che non sia mio compito! Se non hai più domande, credo di aver finito con te. Abbiamo fatto una bella chiacchierata e spero ce ne saranno altre. Nel frattempo cerca di ambientarti nella tua nuova scuola e di socializzare con Kelly, è una brava persona e sono sicura che ti ci troverai bene.» Non ne ero sicura, aveva iniziato a trattarmi male già da quando avevo bussato per la prima volta alla porta, figuriamoci cos'avrebbe fatto andando avanti con i giorni. Sapevo che sarebbe stato difficile socializzare con questa Kelly, non era una brava persona come Ninfa diceva. A pelle, mi stava antipatica!
«Grazie Ninfa, grazie davvero.» Dissi muovendo la poltrona all'indietro per alzarmi.
«Non c'è di che, torna pure quando vuoi. Ah, mi chiameresti il prossimo?»
Annuii raggiungendo la porta. Uscendo incrociai lo sguardo di Desirée, anche questa volta cambiò all'improvviso, da sereno a turbato.
«Spero che ora sia tutto chiaro.» Mi disse arricciando il naso.
«Tutto chiarissimo, grazie. Ninfa ti aspetta.» Con una smorfia di disgusto peggiore di quella che mi aveva fatto lei mi allontanai entrando nella Torre Est, salendo poi al terzo piano e uscendo direttamente nell'Ala Sud. Rientrai in camera per mettere a posto le ultime cose.
«Ce ne hai messo eh!» Kelly era seduta sul letto con una rivista in mano.
«Si, ce l'ho fatta!»
«Di solito il primo colloquio con Ninfa non dura più di un quarto d'ora, tu ce ne hai messi ben tre!!»
«Tre quarti d'ora?!»
«Già, si vede che molte cose non le sapevi eh. Potevi informati, intelligenza!»
«No, non pensavo ce ne fosse bisogno.»
«Ce n'è eccome!»
«Però è stata comprensiva, forse perché i miei genitori non hanno il Simbolo.» Avrei voluto evitare quell'argomento, sicuramente mi avrebbe disprezzata anche Kelly, ma ormai la pietra l'avevo lanciata.
«Come non hanno il Simbolo?» Alzò la schiena dal cuscino abbassando la rivista sulle sue gambe.
«Eh no, non lo hanno.»
«Stai scherzando? Oddio mi hanno messo in stanza con una meticcia!»
«Ninfa ha detto che non importa se i miei non hanno il Simbolo, l'importante è che lo abbia io.» Mi accorsi solo alla fine che avevo parlato piagnucolando.
«Ninfa lo dice solo per interesse, lei per prima li disprezza. E oltre a ciò, togli immediatamente quella foto dal tuo comodino.» Si voltò puntando l'indice verso la foto.
«Perché?» Guardai anche io la cornice accanto al letto.
«Perché non lo sopporto e se permetti non vorrei vederlo per il resto dei miei giorni qui dentro.»
«Scusa sai,» presi coraggio per risponderle per le rime «ma siccome qui ci vivo anche io e quello è il mio spazio, nel mio spazio ci metto quello che mi fa comodo.»
«Fai come ti pare, non mi interessa quello che fai, chi ti piace o chi sogni che un giorno sarà tuo. Ma la prossima volta che parli di lui o che vedo una sua foto qui dentro non te la faccio passare liscia.»
«E' una minaccia?»
«E' una minaccia. Quindi togli quella foto.»
Stizzita andai al mio letto, presi la cornice e la riposi dentro al primo cassetto del comodino, accanto alla chiave della porta. Sapevo che avrei dovuto tirarla fuori spesso.
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