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«Mony, hey, dovresti svegliarti. È l'una!» La sua mano mi scuoteva la spalla ormai da un po', non volevo perdere altro tempo. Mi girai e sperai che non si accorgesse della faccia da zombie che avevo.«Buongiorno! O buona notte, dovrei dire?» Sorrise spostandosi due passi indietro per farmi appoggiare i piedi per terra.
«Credo che sia meglio buona notte! Brr ma che freddo! È meglio se vado a vestirmi immediatamente, quanto tempo ho?»
«Se non vogliamo perdere il treno, direi tre quarti d'ora.»
«Ok, mi spiccio!» Feci per andare in bagno, ma mancava ancora una cosa quindi mi immobilizzai e mi girai guardando Martina leggermente perplessa «Come ci vestiamo??»
«Mettiti quello che avevi ieri! Non è ancora il concerto, però cavolo... Venerdì pomeriggio andiamo a fare compere!! Ora vai a vestirti se no facciamo tardi!» Mi prese le spalle, mi voltò e mi spinse fino al mio bagno.
«Ma ho solo centocinquanta eurooo!!! E devo essere bella quel giorno!» Mi spinse così forte che mi fece perdere l'equilibrio tanto da dovermi reggere al lavandino, lei comunque fece anche in tempo a chiudere la porta e a urlare «Muoviti!!»
Così fui costretta a vestirmi, ma non potevo mettermi la divisa della scuola (dopotutto era quello che avevo indossato il giorno prima) quindi tornai indietro e acchiappai il primo paio di jeans e la prima felpa che avevo sotto il naso.
Quando mancava un quarto d'ora alle due, uscimmo silenziosamente dalla scuola sperando che tutti dormissero.
«Giuro che se ci vede qualcuno mi taglio la testa da sola!!»
«Mar, perché devi essere così pessimista??»
«Non chiamarmi Mar!!!» Ormai eravamo fuori anche dal cancello.
«Perché no??»
«Perché mi chiamo Martina!! E se dici Mar potresti intendere qualsiasi altro nome!!»
«Tipo?»
«Tipo Mara, che non mi piace!»
«Già, è brutto! Va beh, solo Mara c'è!»
«No, c'è anche Marzia e questo, credimi, non lo sopporto!»
«Margherita?»
«E' carino, ma mi ricorda il fiore e quel fiore puzza!»
«E tu per fortuna non puzzi! Se no ti avrei già sbattuta fuori di camera!»
«Ti ringrazio! Poi c'è Maria... E sinceramente non ho assolutamente la faccia da Maria!»
«No, direi che non ce l'hai!»
«Ah e c'è anche Marina!!!»
«Bleeeeaaaah lo odio proprio quel nome!!»
«Appunto per questo tu. Non. Devi. Chiamarmi. Mar!!!»
«No no, non lo farò più!! Perché se la gente dovesse mai pensare che ti chiami Marina... Oddio, non voglio che ti scambino per una zoccola!! Tu non lo sei!!!»
«Direi proprio di no, chiamami Marty toh, Marty va bene!»
«Ok allora, Marty perché sei così pessimista??»
Si degnò solo di tirarmi un'occhiataccia cupa ma con un sorriso che diceva ''Così va meglio''.
Chi se lo sarebbe mai immaginato che mi sarei ritrovata a camminare in giro per Berlino alle due di notte? Certo, da sola non lo avrei mai fatto ma per fortuna c'era lei, la mia nuova amica, che mi faceva sentire al sicuro qualsiasi cosa fosse successa. Non ci accorgemmo nemmeno di come passarono in fretta dieci minuti a piedi, parlando e ridendo eravamo già alla stazione.
«Per fortuna in biblioteca hanno una stampante!» Dallo zaino prese due fogli e li porse all'omino dei biglietti, si chiama bigliettaio o sbaglio? Va beh, comunque questo tizio dopo le diede indietro due biglietti del treno che dovemmo pure pagare, giustamente.
«Scusa ma quando le hai stampate le prenotazioni?» Le chiesi mentre ci allontanavamo per raggiungere il nostro binario.
«Quando tu eri occupata a parlare con il professor Dorothy!»
«Heeey!! Non pensare male, te l'ho già detto, ho dovuto chiarire alcune cose.»
«Si lo so, il fatto del pompom dovrà rimanere tra te e lui e guarda caso, puff, anche tra me dato che pure io lo so! Vieni, dobbiamo obliterare il biglietto.»
«Era necessario che te lo dicessi, dovevo pur sfogarmi con qualcuno no? E quel qualcuno sei tu, solo tu! Dovresti andarne fiera, io ne sarei fiera se una mia amica raccontasse i suoi segreti solo a me, vuol dire che siamo davvero amiche e che si fida di me.» Le spiegai intenta a far entrare il biglietto dalla parte giusta.
«Ma infatti io ne sono fiera e non mi sono mai lamentata! Il binario cinque è... Di qua!» Svoltammo a sinistra per salire le scale ed uscire finalmente da quei sotterranei puzzolenti. «Ma siccome anche a me hai detto che la cosa dovrà rimanere tra noi tre, stavo aggiungendo questo piccolissimo particolare al discorso!»
«Sarà meglio, se no ti sbatto fuori dalla stanza e ti faccio dormire sullo zerbino!!» La guardai sorridendo.»
«Nooo sullo zerbino no ti prego, concedimi almeno il bagno! C'è la vasca cavolo!»
«Ok, allora ti farò dormire nel bagno con la vasca!»
«Ma solo se dirò a qualcuno di quella storia.»
«Ma siccome non lo farai, puoi continuare a dormire nel tuo bel letto morbido, comodo e caldo!»
«Sei un tesoro!»
Non sapevo nemmeno che i treni girassero anche di notte, eppure, alle due mi ritrovai seduta su quella comoda poltrona, con la testa appoggiata al finestrino ghiacciato, diretta al palazzetto per ritirare quel numero che mi sarei dovuta portare dietro per i prossimi tre giorni.
«Tu sai dove dobbiamo scendere, vero?» Era sempre stata la mia paura più grande, quella di perdere la fermata a cui dovevo scendere.
«Ceeerto che lo so... No, non ne ho la più pallida idea! Quando vediamo il palazzetto scendiamo, è lì davanti.»
«Uff meno male, svegliami se mi addormento! Non ho mai avuto un sonno del genere.» Sbadigliai, Martina annuì.
«Oooh dobbiamo scendere!»
Non me lo feci ripetere due volte, schizzai in piedi cercando di mantenere l'equilibrio e mi allacciai la giacca poi mi stropicciai gli occhi stando attenta a non rovinare il trucco.
«Sai una cosa?» Dissi mentre scendevo l'ultimo gradino.
«Cosa?»
«Me la sto letteralmente facendo addos... Oddiiiiiio!!!! Cioè noi dovremmo entrare lì dentro?? Loro dovranno entrare lì dentro? Noi e loro dovremmo entrare lì dentro? Insieme? Si, ora si che me la sto facendo addosso!!»
«Non urlare, che qui la gente dorme!»
«Beeeeh adesso non dormono più! Mar...Ty...Reggimi che io tra un po' svengo.»
«Ti massacro se lo fai!» Mi prese a braccetto e insieme, come due amiche da una vita, attraversammo la strada e raggiungemmo quella che ancora non era un fila.
«Parli tu vero?» Le sussurrai all'orecchio, ormai troppo vicine per non farci sentire.
«Ovviamente, per fortuna Ninfa ci ha donato la capacità di parlare tedesco alla perfezione.» Sussurrò a sua volta, poi si rivolse alle ragazze sedute per terra «Ciao!»
«Ciao!» Una ragazza dai capelli rossi tinti, gli occhi azzurri e il trucco nero simile al nostro si alzò sorridente dalla sua cuccia temporanea e ci porse la mano «Io sono Petra, voi?»
«Io Martina.» Perché lei era calma e io no??
«Piacere Martina, e tu?» Si voltò verso di me, sempre sorridendo.
«Monica.» Sorrisi più che altro per obbligarmi a trattenere le lacrime di gioia.
«Piacere mio, loro sono Charlotte, Julia, Margaret, Andrea e Emma. Finalmente arriva qualcuno a farci compagnia, sedetevi pure.»
Ci accomodammo a gambe incrociate sull'asfalto freddo di fronte a loro, entrambe ci sentivamo a disagio ma, forse, presto sarebbe scomparsa quella timidezza e quella paura di fare brutte figure.
Petra continuò a parlare «Quest'anno, non so se avete avuto modo di leggerlo in giro per tutti i siti europei...»
«No, abbiamo organizzato tutto nelle ultime due settimane, da quando abbiamo... Cioè, da quando lei ha ricevuto i biglietti!» Mi guardò cercando un segno di approvazione.
Petra spostò lo sguardo su di me, esterrefatta «Hai ricevuto i biglietti per questo concerto solo due settimane fa?»
«Ehm...Si. Il capo di mia mamma voleva portarci le figlie ma quelle svitate hanno cambiato idea all'ultimo, così gli ha dati a mamma e lei li ha portati a me. Io poi ho conosciuto Martina e le ho chiesto di venire insieme a me.»
«Wow. Non ho parole. Ci siamo mangiati tutti i biglietti dopo sei giorni! E hanno aperto le vedite... Tre mesi fa! Direi che siete state molto ma molto fortunate! Bene, torniamo a noi. Quindi non avete avuto modo di informarvi sul nuovo metodo di fare la fila.»
Insieme rispondemmo «No» scuotendo le nostre testoline.
«Perfetto, ve lo spiego subito.» Si mise a frugare nel suo zaino viola, contemporaneamente parlava «Abbiamo deciso, con le altre capo area e le principali degli altri fan club europei che in questo tour e possibilmente in tutti quelli a venire non dovranno più essere scritti i numeri sul dorso della mano... Ma dove cavolo sono?? Ah eccoli!» Ci porse due cartellini con, per ognuno, una cordicina nera.
«Che carini!» Erano praticamente dei foglietti bianchi con il loro simbolo, il numero, il loro nome, la data e il luogo del concerto e infine plastificati.
«Già, ci sono venuti bene. Dovrete tenere questi cartellini per fare la fila, voi avete il sette e l'otto così eviteremo che il pennarello si sbiadisca o vada via completamente. Soprattutto per chi, come noi, fa la fila da quattro giorni prima.»
«Beh ma comunque il numero sulla mano lo si poteva anche ripassare!» Non si smentiva proprio mai, ma dovevo darle ragione, dopotutto chi non ha un pennarello nero in casa?
«Si, si poteva fare. Ma questo è un metodo più carino e si eviterà di dare gli stessi numeri a due persone diverse, voglio dire, non possiamo ricordarci tutto!»
«Mi sembra giusto, ma quanti cartellini avete fatto?» Chiesi io, curiosa intanto che mi infilavo il mio numero al collo.
«Abbiamo deciso di arrivare ad un massimo di mille cartellini a concerto. Sicuro non li ho stampati tutti e mille io, mi hanno aiutata anche loro!»
E così andammo avanti a parlare, a parlare di loro, di noi, di come li avevamo conosciuti, di quanti concerti avessimo già visto (tra l'altro io ero la più innocente, ne avevo visto solo uno e mi era bastato a sentirmi male!) e poi cambiammo totalmente argomento quando ormai furono le sei e mezza.
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