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Ormai Ninfa mi aveva spaventata a morte per aver scoperto il succhiotto di Dorothy, che non ero nemmeno stata capace di nascondere. Avevo trovato la stupida scusa che Luna, essendo spaventata, mi aveva graffiata. Ma Ninfa non è stupida. Ninfa sa come sono fatti i graffi. Ninfa ha molti più anni di me e non si farà mai, e dico mai, mettere i piedi in testa da una bambina come me! Ma per il momento potevo anche abbandonare quel pensiero, lì di fianco a me c'era ancora la mamma e non potevo deluderla. Non potevo proprio.
«Bene, tu sai che questa alla fine è una scuola come tutte le altre e che come tutte le altre scuole anche Mond ha le sue regole. Una di queste è l'obbligo di frequenza delle lezioni. Certo, se uno sta male non può rischiare venendo a lezione, sarebbe meglio riposarsi. Ma se si devono saltare le lezioni per dei capricci, beh tu stessa sai che non è il caso.»
«Direi!!» Esclamai senza mezzi termini.
«Perfetto, detto questo, credo che ormai tu sappia che superato un certo numero di ore non ti sarà più possibile passare all'anno successivo.»
«E quante ore dovrei perdere per non passare?»
«Hai cinque materie e quindi sono cinquanta ore. Vuol dire che, facciamo un esempio, se in Storia hai undici ore di assenza e nelle altre materie meno di dieci, comunque, a prescindere non passerai al secondo. Tutto chiaro?»
«Chiarissimo! Ma mi sembra che per ora ho solamente due ore per materia.»
«Quattro per Storia.» Saltò su Gherard, il bastardo!!
«Beh comunque non sono ancora molte, ma per stare sicure è meglio ricordarlo. Bene, direi che il Ricevimento si è concluso. È stato un piacere conoscerla!» Disse Ninfa stringendo la mano a mamma e sorridendole con tutte l'entusiasmo che aveva.
«Anche per me lo è stato.» A mamma tremava la voce e le brillavano gli occhi, segno che era felice, emozionata, entusiasta e orgogliosa.
«Molto bene, ci vediamo questa sera per la cena.»
Dopo averci congedate, si sedette alla sua scrivania e chiese a Dorothy di accompagnarci alla porta mentre lei chiamava il prossimo alunno.
«Mamma, potresti aspettarmi un attimo? Devo chiedere una cosa al professore.»
«Si, certo.» Mi dispiacque lasciarla andare così, si sarebbe sentita sola, ma era una cosa che dovevo chiedergli senza nessuno intorno. E dovevo chiedergliela subito.
«Che c'è? Non è il momento.» Sussurrò abbassando il viso verso il mio.
«Lo so, ma è importante. Credi che Ninfa si sia accorta del...Beh...Del succhiotto?» Chiesi, altrettanto piano ma preoccupata.
«Non lo so, Ninfa non è stupida e quello non assomiglia per niente ad un graffio. Ma lei può anche pensare che a fartelo sia stato un altro ragazzo. Sarebbe bene che lei pensasse questo.»
«Già...» Risposi abbassando gli occhi, sentendomi tremendamente in colpa.
«Va beh, ne parliamo meglio domani.» Mi fece l'occhiolino e rientrò socchiudendo la porta.
«Allora?» Chiese mia mamma quando la raggiunsi per tornare alla Sala Grande.
«Tutto ok.» Sentivo le guance bruciare il petto era rovente, non volevo mentirle cavolo, ma non avevo scelta.
«Era una cosa di lezione, che dovevi chiedergli?»
«Si... Si una cosa che ieri non ho capito bene, ma ha detto che me la spiega dom... Ehm... Lunedì a lezione!»
«D'accordo tesoro. Sai, sono davvero fiera di te. I tuoi professori hanno parlato molto bene, senza togliere che sono tutti molto simpatici! È un peccato che io non abbia frequentato questa scuola.»
«Già, ma alla fine non è tanto diversa dalle altre.» La feci accomodare sulla panca del tavolo, dove mi sedevo sempre io, e la invitai ad assaggiare un muffin ai frutti di bosco.
«Beh, se togli il fatto che stai imparando a fare cose soprannaturali, allora no, non è tanto diversa dalle altre.» Disse addentando un lato del muffin.
Dopo aver mangiato almeno cinque muffin a testa, decisi che era meglio farle vedere tutta la scuola. Mancavano ancora tre ore alla cena, quindi avevamo tutto il tempo a disposizione. La portai di fronte ad ogni porta spiegandole e descrivendole qualsiasi cosa ci si nascondesse dietro. Ovviamente dovetti tralasciare le camere degli studenti, tranne una che non era la mia. Oppure, che lo era stata!
«Tu prima alloggiavi qui?» Chiese mamma curiosa.
«Si, ci sono stata per due giorni. Poi però ho avuto da discutere con la mia compagna e Ninfa ha dovuto trasferirmi all'ultimo piano.»
«Cos'è successo tra di voi? Intendo, tra te e la tua compagna.»
«Beh, lei non sopportava il fatto che io tenessi delle foto sul comodino. Le dava fastidio che fossi in stanza con lei, per me semplicemente... Torniamo giù? Ti faccio vedere il cortile.»
«D'accordo.»
Così ci spostammo dalla camera di Kelly, per raggiungere le scale. Ripresi il mio racconto moderando la voce per non essere sentita da quei pochi studenti che ci circondavano.
«Per me era solo il fatto che io fossi diversa da lei. Non che me ne sia importato più di tanto.»
«E non deve importartene! Sono solo delle bambinate.»
«Oh si, eccome. Lo penso anche io! Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata un'altra.» Mi resi conto di quello che avevo detto solo quando, ormai, lo avevo detto. E non avevo più modo di tornare indietro. Avrei dovuto dirle tutto, perché lei me lo avrebbe chiesto!
«Quale?» Già che c'ero! Era mia mamma, cosa avrebbe potuto farmi? Alla meglio non mi avrebbe più parlato, alla peggio mi avrebbe immediatamente riportata a casa togliendomi quel bel futuro da vampiro che mi si protraeva davanti.
«Beh, mi ha vista insieme al professore di Profezia.» Detta così suonava davvero come una catastrofe, una cosa di cui vergognarsi, ma alla fine dietro a quelle otto parole si nascondevano solo innocenza ed ingenuità.
«Insieme ad un professore?»
«Già, ma mamma tranquilla, mi aveva accompagnata alla mia camera perché ci eravamo messi a parlare della lezione e in quel momento Kelly lo stava guardando, con la vista intendo, e ci ha visti insieme e ha sbroccato. Ti giuro, sembrava una pazza! Aaah ma non mi sono fatta mettere i piedi in testa eh! Poi la mattina dopo, la foto che avevo messo sul comodino me la sono ritrovata tutta strappata sulla mia scrivania, così mi sono ripresa la mia rivincita e ho parlato con Ninfa.»
«Hai fatto bene tesoro. Ma...Posso chiederti per quale motivo stava guardando il vostro professore?»
«Credo si fosse presa una cotta per lui.»
«E tu?»
Di colpo mi voltai spalancando gli occhi «Io cosa?»
«Tu ti sei presa una cotta per il professore?»
Distolsi lo sguardo da lei precedendola per arrivare alla serra di Divinazione.
«No mamma, come puoi pensare ad una cosa simile?»
In quel punto nessuno poteva sentirci, perché nessuno aveva portato i propri genitori alla serra, quindi mamma mi posò le mani sulle spalle costringendomi a voltarmi per guardarla negli occhi.
«Cara, l'ho capito da molte cose, prima, nell'ufficio di Ninfa. L'ho capito da come lo guardavi, da come le guance ti sono diventate più rosee appena entrate e da come ti brillavano gli occhi quando ha iniziato a parlare di te.»
«Mamma, è solo un professore amico, non ci trovo nulla di male!»
«Già, non c'è nulla di male. Ma posso pensare che quella piccola macchia sia il suo segno?»
«Eh? Cosa? Mamma ti sei impazzita tutta in una volta?»
«Hey, tesoro, calmati. Non ti sto sgridando, cerco solo di conoscerti meglio. Cerco di conoscere la mia bambina che sta cambiando.»
«Uff mamma...Scusa. È che mi sento così in colpa, credo di star sbagliando tutto qui!»
«No, no. Non stai sbagliando nulla, non devi nemmeno pensarlo! Stai vivendo la tua vita, ed è giusto che sia così. Che poi, detto tra noi, mica male il professore!!»
«Già!» Sorrisi tra le lacrime invisibili che rigavano il mio viso.
«L'ho capito subito, appena lui ha messo gli occhi sul tuo collo.»
«Credi l'abbia capito anche Ninfa?»
«Credo. È per questo che voglio che tu stia attenta!»
«Lo farò mamma, non voglio perdere nulla di quello che ho.»
«E non succederà, fidati. A questo proposito però, siccome non resisto più, ho una sorpresa per te.» infilò le mani nella borsa rovistando e diventando scema. «Eccoli! Temevo di essermeli scordati.» Mi porse due pezzi di carta rettangolari e gialli.
«Che roba è?»
«Leggi.»
Riconobbi subito che erano due biglietti per un concerto e cominciai ad avere seriamente paura.
«Oh. Mio. Dio. Dico, vuoi prendermi in giro?»
«No no, sono proprio loro!»
«Ma mamma, dove li hai trovati? Cioè, li hanno venduti tutti dopo due settimane!!»
«Un mio collega voleva portarci le figlie, ma sai com'è, non volevano più andarci e li ha dati a me.»
«Quelle due sono malate! Ma li avrai pagati una cifra!»
«Non ti preoccupare di quanto li ho pagati, ora li hai e questo è magnifico no?»
«Cazzarola si! Ma...Non posso andarci da sola!»
«Troverai un'amica con cui andarci!»
«Speriamo proprio. Dio mamma, grazie!!!» L'abbracciai senza pensarci due volte, avrei voluto piangere da quanto ero felice, ma volevo tenere quelle lacrime per quel giorno. Sapevo che ne avrei avuto bisogno.
Passammo una bella cena e il momento dei saluti arrivò ben presto, però non furono così difficili e terribili come i primi. Sapevamo che ci saremmo riviste e sapevamo che ci saremmo sentite presto.
Il Ricevimento dopotutto era andato bene, ora mi preoccupava l'arrivo dei nuovi studenti. Domenica mattina mi vestii con l'uniforme della scuola e mi legai i capelli in una coda di cavallo. Salutai Luna mentre era intenta a gustarsi i suoi croccantini preferiti bagnati con il latte (che per materializzarlo ragazzi, che fatica!!) poi scesi e mi aggregai ai ragazzi che, ovviamente, erano in ritardo.
Corsi nella Sala Grande per prendere il mio posto prima di chiunque altro novello e sperai che qualcuno si sedette accanto a me. Magari la mia migliore amica. Mi voltai verso il tavolo dei professori, c'erano già tutti ma Dorothy parlava con Eveline e a quella scena ribollii di gelosia e invidia. Dovevo esserci io al posto di quella!! Per fortuna accorsero i nuovi arrivati in mio aiuto, non volevo nemmeno immaginare a cosa avrei potuto pensare se fossi andata avanti a fissarli.
La Sala si riempii di schiamazzi, di esclamazioni, più di quanti già non ce ne fossero prima.
«Ciao!» Mi spaventai e voltandomi scoprii che alla mia destra si stava sedendo una ragazza. E parlava proprio con me!
«C-Ciao!» Mi spostai strisciando sulla panca in legno per farle spazio. L'avevo ad un palmo di mano dal viso, i suoi capelli erano castani e a caschetto, le guance paffute e gli occhi scuri ma lucidi di emozione. Indossava l'uniforme ma notai che non portava la gonna, bensì i pantaloni. Il trucco era sobrio ma tutti quei bracciali colorati mi fecero capire da subito che era una ragazza piena di vitalità.
«Io mi chiamo Martina. Dio quanto è bella questa scuola!»
«Piacere, io sono Monica!»
«Monica? Quella Monica?»
«Perché, quante altre Monica esistono qui?»
«Intendo, quella-con-il-Simbolo-per-caso?» Il suo sorriso si faceva sempre più largo, ogni parola che dicevo contribuiva ad accenderle l'espressione di stupore che aveva sul viso.
«Simbolo-per-caso?»
«Si, sul blog scrivono tutti di te!!! Dio quella Kelly è proprio odiosa!! Oddio scusa, sto parlando troppo. Tu sei la ragazza che non ha i genitori di Mond vero?»
«Beh...S...» Nemmeno mi fece dire la «i» che subito me la ritrovai avvinghiata attorno al collo. Magari era un'altra che voleva uccidermi.
«Santa Ninfa, finalmente ti conosco!! Mi sono seduta qui apposta, ti ho cercata subito appena sono entrata!!»
«A-Aspetta...» Mi spostai per riprendere fiato. «Sbaglio o sei eccitata all'idea di conoscermi?»
«Sei la più famosa della scuola!! Tutti lo sarebbero!!»
Mi guardai intorno «No, mi pare proprio di no. Sei l'unica.»
«Beh, meglio. Vorrà dire che solo io avrò il piacere di essere tua amica... Ah, se per te non è un problema, ovviamente...» Si rabbuiò un po' temendo che potessi rifiutare la sua amicizia, ma come potevo rifiutarla? Era la prima coetanea che mi parlava, che mi abbracciava e che, ossignore, che mi adorava!!
«No, no tranquilla, non è assolutamente un problema. Sono contenta che tu non abbia, beh, disgusto nei miei confronti. È bello conoscere qualcuno qui.» Ormai avevo capito che la mia migliore amica Alice non era stata Scelta.
«E' bellissimo sentirtelo dire e tranquilla, non potrei mai disgustarti! Spero tanto che Ninfa ci metta in stanza insieme!»
«Sarebbe...Fico! Ma ora è meglio se l'ascolti.» Dissi mentre Ninfa iniziava a parlare.
Infondo stava dicendo le stesse cose che aveva detto il mese prima quando ero arrivata io, quindi io non avevo bisogno di ascoltare ma avevo piacere che Martina lo facesse quindi decisi che era meglio porgerle quelle piccole domande dopo il discorso.
«E' stata semplicemente... Fantastica!!!» Esclamò lei afferrando una fetta di crostata alla ciliegia.
«Già, pensa che lo fa tutte le mattine!»
«E' un genio. Allora dimmi, come funziona qui?»
«Oddio ti prego non volermi a male, ma ci sono un casino di cose da dire. Meglio se te le fai spiegare da Ninfa più tardi.»
«Mhm...Ok, chiama lei vero?»
«Si, ma credo che facciamo in tempo ad andare nella nostra stanza. Dovrai sistemare le tue cose nell'armadio e io dovrò farti dello spazio, sembra un negozio di vestiti!»
«Stai parlando come se sapessi già che verrò da te.»
«Oh, ma io in effetti...Lo so!» Presi il foglio che aveva davanti, lo stesso che era comparso dal nulla anche a me. «Guarda.»
«Oh mio Dio!!! Non lo avevo proprio visto. La cosa mi garba!!»
«Quindi muoviamoci!!»
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