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La serata con Kelly fu tranquilla, non mi aspettavo nemmeno che mi chiedesse il mio nome. Forse era scoppiata quando le avevo detto di avere i genitori senza Simbolo, ma non capivo perché ce l'avesse così tanto con lui. Dopotutto nemmeno lei lo aveva mai visto, dopotutto era una persona irraggiungibile per me come per lei. Non trovavo il motivo per cui arrabbiarsi così tanto, ma forse era meglio fare come diceva lei onde evitare spiacevoli inconvenienti.A cena mangiai tantissimo, seduta da sola tra due ragazzi, cominciavo a soffrire la solitudine. In Italia le mie amiche non erano così, in Italia loro mi volevano bene, mi accettavano e avevano continuato a farlo anche dopo aver detto loro quello che mi aspettava.
Da quella sera mi accorsi anche di come il tedesco fosse diventato facile. Non mi ero accorta che potevo parlare tranquillamente con professori e studenti, potevo capire qualsiasi cosa si dicessero con solo quattro anni di scuola superiore. Presupposi che fosse una strana magia di Ninfa.
Quella mattina mi svegliai con una fievole luce che entrava dalla finestra, Kelly era già uscita e aveva lasciato un odore dolciastro di lacca. Mi alzai e subito aprii il cassetto estraendone la cornice. Se in quel momento ci fosse stata lei mi avrebbe prima scambiata per pazza e poi uccisa.
«Oh, come vorrei che tu fossi qui, adesso. Mi basterebbe anche solo un tuo sorriso e io sarei già felice così.» Poi mi resi conto che quello che stavo facendo era totalmente stupido ed insensato, riposi la cornice nel cassetto scuotendo la testa e feci per andare nel bagno. Ma una cosa sulla scrivania, che la sera prima non c'era, mi colpì. Mi avvicinai prendendo in mano tre fogli, sul primo era disegnata la cartina del piano terra con tutte le aule segnate, la Sala Grande, Profezia, Storia, la biblioteca e il cortile interno, sul secondo invece c'era la cartina del primo piano con le aule di Leggibilità, Materializzazione, gli uffici dei professori e l'ufficio di Ninfa, sul terzo foglio infine era disegnata l'unica parte della scuola che ancora non avevo visto, il cortile esterno con la serra per Divinazione e l'infermeria.
Dopo essermi vestita con l'uniforme giallo ocra scesi fino alla Sala Grande dove già molte persone stavano facendo colazione. La tavola era sempre piena, era chiaro che Ninfa le riforniva appena vedeva che iniziavano a svuotarsi. Mi sedetti a quello che sarebbe diventato “il mio solito posto” al centro della tavolata, davo le spalle ai tavoli dell'Ala Nord e di quella Ovest, ma guardavo quello dell'Ala Est. Per il momento non avevo trovato ancora nessun ragazzo degno di potersi sentir dire “Hey, mi piaci!”, ma per quello c'era tempo. Presi un muffin al cioccolato dal vassoio a tre piani davanti a me e mi versai un po' di tisana ancora calda nella tazza, tranquillamente iniziai a sfogliare il libro di Materializzazione. Non leggevo nulla di particolare, più che altro mi concentravo e cercavo di capire le immagini, non volevo rovinarmi la sorpresa di quello che mi avrebbe spiegato il professore, o la professoressa. Dopo tre muffin finii di bere anche la tisana (che aveva un gusto particolare anche se non riuscivo a capire che cosa fosse) e lasciai il mio piccolo posto sulla panca di legno per dirigermi al piano superiore ed entrare nell'aula di Materializzazione. I posti non erano ancora stati presi tutti quindi mi affrettai ad occupare il banco in seconda fila attaccato al muro, proprio sotto la finestra. Quello accanto a me restò vuoto.
Ero un po' agitata da quello che avrebbe potuto spiegarmi il professore, ero impaurita da quello che sarebbe potuto succedere, se magari c'era qualcosa di pericoloso così come aveva detto Ninfa la mattina precedente nel suo ufficio. Forse era questo che mi spaventava più di tutto.
Puntuale come un orologio svizzero, alle otto entrò una signora alta dai capelli lunghi, crespi e ondulati, di un giallo grano. Indossava grandi occhiali tondi che le ingrandivano gli occhi castani, portava una lunga gonna larga e un maglioncino di un ocra spento. Posò i libri sulla scrivania e, datoci il benvenuto, si accomodò.
«Buongiorno e benvenuti ai nuovi arrivati, io sono la professoressa Nadine. Dopo l'appello inizierò un riepilogo generale per aiutare i nuovi arrivati e ne approfitto anche per fare un ripasso con i vecchi.»
Aprì il suo registro, che non era tanto diverso da quello che avevo nella scuola precedente, e iniziò a leggere i cognomi in ordine alfabetico tra un “presente” e l'altro.
«Perfetto, ci siete tutti. Ora potete aprire il vostro libro alla pagina dieci. Parto dicendovi che Materializzazione è l'arte di far comparire gli oggetti con un semplice schiocco di dita.»
Ecco da dove aveva imparato Ninfa a far comparire la colazione, il pranzo, la cena, i fogli sulla mia scrivania! Iniziai a seguire affascinata.
«In questa aula ci sarà pochissima teoria, come potete vedere dai vostri libri, e tanta pratica. Perché solo con la pratica sarete veramente in grado di imparare quest'arte. Ai nuovi non chiederò di provare da subito, sarebbe inutile, perciò potete guardare alcune esercitazioni dei vostri compagni. Harry, prego.» Lo invitò ad andare alla cattedra.
Da dietro di me si alzò un ragazzo dai capelli castani corti, portava gli occhiali e solo quando si voltò verso di noi notai i suoi occhi azzurri.
«Bene, Harry ti chiedo di materializzarmi... Una penna per scrivere. Ragazzi mi raccomando, silenzio assoluto.»
Allora Harry chiuse gli occhi e alzò le mani accanto al viso, pronte a schioccare. Schioccò una volta ma non accadde niente, la prof lo incoraggiò a continuare con più concentrazione. Dopo un minuto abbondante, che sembrò non passare mai, Harry schioccò nuovamente le dita e sulla cattedra accanto alla penna che la prof utilizzava comunemente ne apparì un'altra. Non so da dove.
«Bravo Harry!» La prof applaudì e noi la seguimmo. Ne ero rimasta affascinata, ne ero entusiasta, volevo provare immediatamente anche io magari materializzando quella persona che mi faceva impazzire così tanto.
«Ora, c'è qualcuno dei nuovi arrivati che sa o immagina come può essere possibile questo?»
Da dietro sentivo fremere un'anima con la mano alzata, si agitava sul banco perché aveva troppa fretta di rispondere convinta che fosse la risposta esatta.
«Desirée.» Ero sicura al 99,99% che fosse lei, la prof le diede la parola.
«Beh si ecco, questo è possibile attraverso la concentrazione della persona. Bisogna pensare intensamente a questo oggetto che si vuole materializzare e al contempo pensare al luogo in cui lo si vuole materializzare. Poi basta far affluire tutta la concentrazione dal cervello alle dita e...»
La prof, forse spazientita dalla sua sicurezza nel dare la risposta, la interruppe «Esatto, ma spieghiamo per bene. Non è facile pensare ad due cose contemporaneamente, quindi prima di tutto vi insegnerò a pensare all'oggetto e al luogo allo stesso tempo. Nel corso di questi tre anni imparerete a pensare oggetto e luogo contemporaneamente, a dar forma all'oggetto che desiderate partendo dai più piccoli e facili arrivando ai più grandi e difficili.»
Mi chiesi se era possibile materializzare anche le persone ma avevo paura di chiederlo alla prof davanti a tutti, avrebbero potuto anche ridere di me e della mia stupidità.
«Perciò, se non avete domande procederei con l'esercitazione...» Fece una breve pausa durante la quale tutti scuotemmo le teste in segno che non avevamo ulteriori domande, quindi andò avanti «Perfetto, visto che è tutto chiaro divido l'aula in due. A sinistra i nuovi arrivati per l'esercitazione del pensiero, a destra per l'esercitazione della materializzazione.»
Così ci dividemmo in due gruppi, io restai seduta al mio posto mentre tutti gli altri mi circondavano. Non riuscii più a vedere cosa successe nel gruppo accanto, ma posso dirvi che non era per niente facile riuscire a pensare a due cose contemporaneamente.
Durante la seconda ora solo due ragazzi erano riusciti a materializzare due oggetti sul mio banco. Una penna e un quaderno.
«Bravissimi!!» La professoressa Nadine applaudì, i ragazzi attorno a noi rimasero spiazzati, io compresa.
«Direi che Billy,» sussultai quando pronunciò quel nome «E Desirée potete spostarvi da questa parte per provare, provare e ancora provare a materializzare altre cose.»
Tutti fieri se ne andarono nell'altro gruppo lasciandoci alle nostre prove base. Allora io chiusi per la centesima volta gli occhi cercando di immaginare una rosa e il mio banco contemporaneamente. Rimasi pronta qualora fosse stato necessario schioccare le dita, ma ogni volta che lo facevo non succedeva nulla.
Solo alla fine della seconda ora successe qualcosa.
Mi fermai un attimo e cercai di ragionare. Forse potevo pensare a questa rosa sul mio banco, era un buon modo per pensare a due oggetti contemporaneamente, ma dovevo essere sicura che fosse davvero così. Presi il libro e sfogliai le prime pagine, dalla quattro (per saltare le introduzioni) alla dodici.
“...Basterà pensare all'oggetto che si vuole materializzare (ad esempio un pallone) nel posto in cui lo si vuole materializzare (ad esempio l'angolo di una stanza). Per far si che un oggetto venga materializzato bisogna anche essere a conoscenza del luogo, non si può materializzare un oggetto in un luogo immaginario o che non si è mai visto di persona.
Dopo aver pensato a oggetto e luogo contemporaneamente, la parte più difficile sarà concentrare il sesto chakra al centro delle nostre sopracciglia...”
Ecco svelato il mistero, mi chiesi per quale motivo la prof non ci avesse prima spiegato tutte queste cose che, a parer mio, erano fondamentali per poter materializzare qualcosa. Forse voleva semplicemente mettere alla prova la nostra intelligenza, ma per sicurezza annotai questa cosa nella mia mente da chiedere poi a Ninfa.
Chiusi gli occhi di nuovo, alzai le mani vicino al mio viso e pensai a quella stra maledetta rosa rossa sopra al mio banco poi, non so come, cercai ci concentrare tutto quello che il libro chiamava chakra al centro della mia fronte. Dopo pochi istanti sentii un leggero formicolio alle punte delle dita, allora schioccai. Sentii un frizzo davanti a me, poi uno strano odore quasi volesse essere bruciato. Riaprii gli occhi per trovarmi di fronte qualche scintilla colorata che scompariva.
«Brava ehm...Come hai detto che ti chiami?»
«Monica...»
«Brava Monica, ci sei quasi! Prova un'altra volta.»
Rifeci tutta la stessa procedura cercando di non saltare qualche punto ma sentivo troppi occhi puntati su di me, quasi tutta la classe, quindi la concentrazione era diminuita di molto. Sentii ancora quel formicolio ma sapevo che non era quello il momento giusto, dovevo pensare ancora un altro po'. Fino a quando il formicolio divenne insopportabile, allora schioccai e riaprii gli occhi. Davanti a me c'era una rosa rossa, i suoi petali erano adagiati morbidamente sulle pagine bianche del quaderno e le spine sembravano voler tenerci alla larga.
Sentii un applauso generale interrotto dalla campanella.
Sapevo di non aver fatto nulla di sensazionale, seppur fosse la prima volta che davo vita ad un oggetto con il pensiero, perché presto sarebbero arrivate le cose più difficili, le cose vere, quelle che rubavano maggior concentrazione. La cosa, ad ogni modo, non mi spaventava.
Dall'aula di Materializzazione mi bastò attraversare la Torre Ovest e percorrere tutto il corridoio omonimo, l'aula di Leggibilità del primo era quella attaccata alla Torre Nord.
Davanti alla porta incrociai una ragazza con un mucchio di libri in mano, era vestita bene, portava una gonna nera sopra ad un paio di belle decoltè lucide e una giacca scura che scopriva una leggera camicia bianca. Il suo fisico era valorizzato dal suo volto, dagli occhi verdi e dalla carnagione leggermente bronzea, il suo volto al tempo stesso era valorizzato dall'acconciatura. I capelli biondi erano arrotolati dietro la testa e qualche ciocca le cadeva davanti al viso. Per me era davvero bella.
«Prego.» Mi disse in tono delicato, capii che era la professoressa. Entrai e lei si chiuse la porta alle spalle. Presi posto all'unico banco libero, davanti alla cattedra.
«Buon giorno a tutti e benvenuti ai nuovi ragazzi. Per chi ancora non mi conosce, io mi chiamo Eveline e sarò la vostra professoressa di Leggibilità. In che cosa consiste questa materia?»
Fece una breve pausa per mettere a posto il registro e si ritrovò la solita mano alzata pronta a rispondere anche se era la prima lezione, lei comunque non le diede la parola.
«Leggibilità è l'arte del vedere, leggere, nella mente ciò che una determinata persona sta facendo.»
Automaticamente alzai la mano.
«Dimmi pure.» Mi sorrise lievemente concedendomi la parola con un piccolissimo gesto della mano.
«Intende dire che è possibile, diciamo, spiare una persona?» Rafforzai il significato di “spiare” mimando le virgolette con le dita.
«Si, diciamo che è possibile spiare una persona. Ma attenzione, è possibile farlo solo se questa persona la si conosce.»
«In che senso?» Chiesi immediatamente. Ero davvero così interessata ad una materia come non lo ero mai stata?
«Beh, ad esempio tu puoi spiare la tua mamma ma non puoi spiare un personaggio famoso. E perché vi chiederete? Perché la mamma la conoscete, e direi anche molto bene, un personaggio famoso invece no.»
Tutti i miei sogni si frantumarono in quel momento.
«Scusi professoressa!» Desirée, dietro di me, aveva alzato la mano ma non aspettò che Nadine le diede la parola. «Come mai allora Ninfa è riuscita a vederci seppur non ci abbia mai visti? Com'è riuscita a vederci per capire se dovevamo essere chiamati ad avere il Simbolo oppure no?»
La professoressa precedette la risposta con una leggera risata di stupore, poi passò a spiegare «Tesoro, Ninfa come ben saprai ha più di centocinquanta anni. È a capo di questa scuola da molto più tempo di quanto possiate immaginare, ha fatto molta più pratica di chiunque altro. È chiaro che ogni sua arte sia molto più sviluppata di voi e addirittura di noi professori.»
Tutti restammo sbalorditi, a bocca aperta. È vero, Ninfa era la preside di quella scuola, se non sapeva farle lei certe cose, chi mai ne sarebbe stato capace?!
Alla fine, tutto si ricollegava a Materializzazione. Anche per “spiare” qualcuno dovevamo concentrare il sesto chakra nel mezzo della nostra fronte, ma non dovevamo schioccare le dita. Per far si che davanti ai nostri occhi comparisse il presente di una persona dovevamo semplicemente pensarla intensamente, non importa in quale luogo, sarebbe poi comparso una volta che l'immagine si fosse presentata davanti a noi. Tutto questo, ovviamente, accadeva chiudendo gli occhi. Detto così sembrava anche facile, in realtà non lo era. Non era riuscita Desirée a vedere cosa stesse facendo sua madre, figuriamoci se potevo riuscirci io. Non mi demoralizzai, avevo tutto il tempo necessario per stimolare il chakra ad aiutarmi, ero sicura che mi sarebbe servito anche per le altre materie.
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