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«Ciao.» Disse lei, come se li conoscesse da sempre.«Ciao, voi siete?» Si voltarono entrambi e scoprimmo che erano gemelli, identici, con le lentiggini e i capelli rossi.
«Io sono Desirée e lei è la mia amica Monica.» Parlava un tedesco perfetto.
«Piacere, io sono Thomas e lui è mio fratello Mathias.»
«Piacere nostro.»
Colta alla sprovvista strinsi la mano ad entrambi con un sorriso imbarazzato.
«Da dove venite?»
«Dall'Italia, voi?»
«Dalla Svizzera, ma di italiano non sappiamo niente.»
Come inizio non c'è male, lasciai a lei la conversazione, ogni tanto annuivo se capivo quello di cui stavano parlando, ma diciamo che ero molto più presa dal studiare l'ambiente circostante. Lungo le pareti c'erano almeno una decina di finestre ad arco, di giorno non era nemmeno necessario accendere le luci, bastava quella del sole. Le decorazioni gotiche mi fecero capire che quell'edifico era in piedi già da secoli.
Il chiacchiericcio all'improvviso cessò, non sentii più nemmeno la voce di Desirée. Quindi mi voltai verso la direzione in cui tutti stavano guardando. Da dietro al tavolo dei professori c'era una porta in legno (che io avevo scambiato per un ripostiglio o al massimo la cucina) da cui ne uscì una donna alta e magra, indossava un abito lungo e nero con decorazioni rosso scuro, contrastava con i suoi capelli biondi legati in uno chignon. Era truccata divinamente.
«Oddio, quanto è bella. In foto non è così spettacolare!» Mi sussurrò delicatamente Desirée.
«Chi è?»
«Come chi è? È Ninfa. È la Preside della scuola!»
«Ma è giovanissima! Quanti anni ha?» Ne rimasi davvero sbalordita, non poteva avere più di trent'anni.
«Credo più o meno un centinaio.»
«COSAAAA????» Urlai talmente forte che costrinsi i ragazzi attorno a me a girarsi.
«Si, ma ti sei informata prima di venire qui?»
«No, non pensavo ce ne fosse bisogno. Non pensavo potessero esserci tutte queste cose strane! La ragazza morta della Torre Sud, la Preside che ha più o meno un centinaio d'anni e ne dimostra trenta. Che altro devo sapere?»
«Tutto quello che devi sapere te lo dirà lei tra esattamente tre...Due...Uno...»
«Benvenuti ai nuovi e ben ritrovati ai vecchi! Quest'oggi siamo riuniti qui per presentare i nuovi arrivati di settembre. Non temete, sarete chiamati uno ad uno per le spiegazioni più dettagliate e le domande.»
«Non ci credo, non può essere vero.» Sbottai nell'orecchio di Desirée.
«Si, credi che Ninfa non faccia niente tutto il giorno? Dovrà pur riempirle le sue giornate.»
«Ma non chiamando tutte 'ste persone! Chiamarle dove poi? Nel suo ufficio?»
«Esatto!»
«Non è possibile!»
«Ssh!!» Tornò a voltarsi verso la Preside.
«Vedo che l'istinto vi ha spinti a sedervi nei tavoli delle varie Torri. I punti cardinali sono disposti in senso orario e quindi: nord...» Indicò il primo tavolo dietro di me, proseguì poi con il secondo, il terzo e il quarto rispettivamente «...Est, Sud ed Ovest.»
«Vorresti dire che noi dovremmo alloggiare nella Torre Sud?»
«Sei pazza? Ogni Torre ha una stanza sola! Caso mai siamo nell'Ala Sud, bisogna vedere a che piano.»
«Troverete i vostri bagagli già sistemati nelle vostre stanze che vi sono state assegnate.» Schioccò le dita di entrambe le mani e davanti ad ognuno dei nuovi arrivati comparve un foglio con la cartina dettagliata del proprio piano, evidenziata in rosa c'era la posizione della nostra stanza.
«Come ha fatto?» Chiesi alla mia ormai fornitrice di informazioni.
«Questo non è niente, aspetta di vedere dell'altro!» Alle sue parole cominciai davvero ad averne abbastanza.
Ninfa riprese il discorso «Direi che per il momento è tutto, potete godervi la colazione.» Schioccò di nuovo le dita e le tavolate si riempirono di delizioso cibo per la colazione.
«Non ci posso credere, non ci è riuscita per davvero!»
«Eh no, mi spiace deluderti ma ci è riuscita sul serio!» Allungò la mano verso il vassoio davanti a lei afferrando un muffin al cioccolato. «Beh, pare che io e te siamo nell'Ala Sud.»
«Per fortuna, almeno conosco qualcuno. Dimmi che siamo anche in stanza insieme.» Ormai ce l'avevo a cuore, mi stava simpatica e sicuramente mi sarei trovata bene a passare l'anno con lei.
«Mhm, io sono al sesto piano.» Con la mano libera dal muffin strinse il foglio fatto comparire dal nulla poco prima da Ninfa.
«Cavolo, io sono al terzo! Scusa una cosa, ma quanti piani ha sto castello?»
«Sette, senza il piano terra eh!»
«Ok, e cosa se ne fanno di tutti sti piani?»
«Aaaah ma che pizza!!!» Si versò della tisana nella tazza.
«Scusa, ma tu sai tutto!»
«Va bene, cosa se ne fanno di tutti questi piani mi chiedi? Beh, è naturale. Guarda in quanti siamo! Il piano terra e il primo piano sono dedicati alle classi del primo, del secondo e del terzo rispettivamente per Storia, che non è come la storia che studiavi prima, Materializzazione, Profezia e Leggibilità, la biblioteca e tutti i vari uffici dei professori.»
«Quindi ci sono dodici classi solo per noi studenti?»
«Direi di si. Il corridoio nord è dedicato a Storia con tre classi. Il corridoio est è dedicato a Profezia, l'Ala Sud è tutta per la Sala Grande cioè questa e l'Ala Ovest è dedicata tutta alla biblioteca. Al piano di sopra, il corridoio nord è per Leggibilità con altrettante tre classi, il corridoio ovest è per Materializzazione sempre con tre classi, i corridoi est e sud sono dedicati agli uffici e alle stanze dei professori.»
«Ma non mi sembra ci siano dodici professori.»
«Usa l'intelligenza! È impossibile che ce ne siano così tanti no? Ci sono cinque professori più Ninfa, che fa anche Disciplina. Quindi ci sono tre uffici su ogni corridoio.»
«Wow! Ma scusa, tu come fai a sapere tutte queste cose?»
«I miei genitori hanno frequentato Mond quindi mi hanno detto tutto quello che c'è da sapere. Credo che Ninfa comunque mi chiamerà lo stesso. I tuoi genitori non ti hanno detto niente?»
«I miei genitori non hanno frequentato questa scuola.»
«Stai scherzando?» Il suo volto cambiò espressione da un momento all'altro, mi stava guardando con occhi diversi, come se io stessa fossi diversa. Sembrava spaventata.
«No, non sto scherzando.»
«Ah, ok. Beh allora, ci vediamo eh...» Prese il suo libro, che aveva lasciato solo per mangiare, si alzò e andò via senza aggiungere altro.
Pensai che avere genitori diversi fosse normale, ma invece mi sbagliavo. Capii che avere genitori che non avevano frequentato Mond, che non sapevano fare certe cose, era contro natura. E allora perché avere genitori che avevano frequentato Mond e non fare parte di Mond, non era contro natura? Perché molti ragazzi con i genitori con il Simbolo non erano entrati a far parte di questa scuola?
Avevo bisogno di riflettere, mi stavo ponendo troppe domande a cui da sola non sapevo dar risposta. Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a capire. Quindi mi alzai con ancora metà muffin al cioccolato in mano, nell'altra stringevo il foglio con la cartina della mia camera. Per fortuna ero solo al terzo piano, non ce l'avrei mai fatta ad arrivare al settimo. Presi le scale nella Torre e contai i piani mano a mano che avanzavo sui gradini, arrivata a tre mi fermai per entrare nell'Ala Sud, la mia stanza era proprio nel centro, su ogni piano c'erano diciotto camere, nove su un lato e nove sull'altro con il corridoio al centro. Bussai, nel caso ci fosse qualcuno dentro.
«Chi è?» Una voce femminile squillò dall'interno.
«Ehm, sono...Sono del primo, sono appena arrivata.»
Non rispose più, dopo poco sentii la chiave girare e poi la porta si aprì.
«Ah, sei arrivata.» Era alta, la sua pelle bianca sembrava vellutata, i capelli biondi le cadevano morbidi sulle spalle e lungo le braccia, gli occhi di un azzurro glaciale. All'improvviso mi ricordai della storia di Sally.
«Ehm...Io sono Monica...Ti avevano informata?»
«Certo che si, dovevo fare spazio per la nuova arrivata.» Mi rispose con un ghigno poi svogliatamente aprì la porta fino in fondo facendomi entrare. La stanza era piccola, due letti erano disposti sulle pareti laterali, uno a destra e l'altro a sinistra, erano separati dal muro da due armadi in legno. Davanti a me c'era una finestra ad arco, simile a quelle della Sala Grande in miniatura, sotto di essa erano illuminate due scrivanie. Accanto ai due letti c'erano due porte.
«Ti ho lasciato la parte sinistra della camera, in quella porta c'è il bagno. Ti avverto, è piccolissimo.»
«Non ti preoccupare, ci sono abituata. È carina come stanza.» Appoggiai la valigia accanto a quello che sarebbe diventato il mio letto.
«Bene, quello che dovevo fare l'ho fatto. Ti ho aspettata e ti ho fatta entrare, la chiave della porta la trovi nel cassetto del comodino. Non ti chiedo come ti trovi qui, perché tanto non mi interessa. Se hai dei problemi chiedi a Ninfa, non a me. Ok?»
«Ok...» Risposi timidamente. Capii che sarebbe stato difficile convivere con quella ragazza.
«Perfetto, la nostra conversazione si conclude qui.» Si voltò facendo svolazzare i suoi capelli biondi entrando poi nel bagno.
Allora pensai che fosse meglio sistemare le mie cose al loro posto. Posai la valigia sul letto, la prima cosa che ne estrassi era una cornice. Una cornice con una foto. La sua. Nell'evenienza che mi fossi sentita sola, c'era lui a vegliare su di me seppur solo attraverso una foto, come sempre. Poi estrassi il borsello con quanti più trucchi possibile ed entrai nel mio bagno. Era piccolo per davvero. Davanti alla porta c'era lo specchio, accanto il water e la lavatrice, attaccata al muro che separava dalla camera c'era la vasca, almeno quella!
Sistemai le varie cosmesi nei cassetti e nei mobili e mi piazzai davanti allo specchio. Mi guardai, guardai quel viso riflesso che stava cambiando piano piano. Mi accarezzai i capelli, scesi lungo il collo sfiorando il colletto della camicia. Non ero sicura di volerlo fare, di vederlo di nuovo per solo la seconda volta dopo un mese. Era comparso all'improvviso, bruciando, sembrava un tatuaggio. Era un tatuaggio che non sarebbe più scomparso. Tirai il colletto bianco assieme alla scollatura a V del maglioncino, insieme a me nello specchio era riflessa una piccola mezza luna con le punte rivolte verso il cuore. Quello era il Simbolo che mi aveva permesso di entrare in quella scuola. Lo sfiorai con l'indice, il contrasto tra freddo e caldo mi fece rabbrividire, il rilievo di quei contorni così semplici mi fece rabbrividire ancora di più. Poi all'improvviso iniziò a bruciare di nuovo, questa volta però i contorni sembravano incandescenti, si stavano illuminando.
«Oddio!» Uscii in preda al panico dal bagno correndo a quello della mia compagna, era ancora chiusa. Iniziai a bussare come una pazza fino a quando, sbuffando, lei aprì.
«Che vuoi?»
«Mi sta prendendo fuoco il Simbolo!!»
«Fammi vedere.» Spostai la mano e lei posò le sue dita sulla mia pelle. «Scema, non sta prendendo fuoco. È Ninfa che ti sta chiamando!»
«Che...? Ma che cavolo, non esistono i telefoni qui??»
«Dai sbrigati, vai a sentire cos'ha da dirti!!»
«Ok, corro!» Mi aveva messo fretta quindi corsi fuori dalla porta scordandomi di una cosa importante più della mia vita. «Scusa, dov'è l'ufficio di Ninfa???»
«Nell'Ala Nord.»
La ringraziai e schizzai fuori dalla stanza.
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