venerdì 18 febbraio 2011

Capitolo 15 - Solo una bambina.



***

Non capivo per quale motivo quando giravo io per i corridoi non c'era nessuno. Non che la cosa mi desse fastidio, era tutto molto più tranquillo, ma mi sentivo come se fossi l'unica rimasta sul pianeta, come se tutti volessero evitarmi.
Passai davanti all'ufficio di Nadine, la porta era chiusa e mi chiesi dove potesse essere la professoressa in quel momento. In realtà volevo solo prendere del tempo per decidere se fare qualche passo avanti oppure voltarmi e tornare alla mia camera dall'Ala Nord. Ma no, sicuramente sarà stato in biblioteca o al massimo nella Sala Grande a fare da baby-sitter agli altri studenti. Quindi presi un lungo respiro e avanzai continuando a pregare che non uscisse proprio in quel momento. Allungai il passo quando fui davanti alla porta e mi infilai sotto l'arco della Torre Est, sul pianerottolo che collegava l'Ala Est a quella Sud e il piano terra al primo. Tirai un altro sospiro e tranquillamente salii le scale per raggiungere il settimo piano. Nessuno sa che ho la maledetta abitudine di guardare i gradini mentre li percorro e quindi...
«Ciao!»
«Wa!» Mi misi una mano sul petto, che tra l'altro iniziò a bruciare come un pazzo, e alzai il viso giusto per darmi la conferma che non avevo iniziato a sentire le voci anche se non c'era nessuno.
«Che ci fai qui?» Dorothy scese sul mio gradino posandomi una mano sul fianco.
«Ho accompagnato la mia compagna da Ninfa. E lei professore?»
«Stavo tornando alla mia stanza non avendoti trovata nella tua.»
«Mi è venuto a cercare?»
«Non dovevo? Perché mi stai dando del lei?»
«Perché lei, professore, è il mio professore!» No, no, no, le ripetizioni no! Questa era bruttissima e mi era uscita di bocca per colpa sua! Per colpa dell'effetto che lui aveva su di me.
«Vieni, ho bisogno di parlarti.» Mi strinse il braccio e mi tirò lungo i tre gradini che avevo appena percorso fino a ritrovarci davanti alla sua porta.
«No prof, non posso.» Cercai di divincolarmi per liberarmi dalla sua stretta, ma così facendo mi resi invulnerabile permettendo a Dorothy ti tirarmi al suo petto. Il suo viso era chino sul mio, sentivo il suo respiro caldo.
«Sei sicura che sia quello che vuoi veramente?» Non so come, non so perché, riusciva sempre a capire cosa volevo e in quel momento volevo entrare, volevo stare con lui, volevo sentirmi desiderata e viva e felice. Volevo emozionarmi.
Non mi fece rispondere, gli bastò il mio sorriso per fargli aprire la porta e richiuderla poi alle nostre spalle.
«Accomodati pure.»
Mi sedetti sulla poltrona a due posti che aveva nell'angolo degli ospiti, posizionata dietro il tavolino tondo con le quattro sedie. Era in pelle bordeaux e comodissima. Aspettai che finisse di sistemare i libri dalla scrivania agli scaffali per vederlo poi avvicinarsi a me, scivolai appoggiando la testa sul bracciolo e tirando su le gambe.
«Eh, oh, ferma! Le scarpe!»
«Eh, che hanno fatto?»
«Non sulla poltrona!»
«Scusa!» Me le tolsi buttandole per terra, poi appoggiai i piedi sull'altro bracciolo.
«Ahahaah ora mi hai dato del tu! Finalmente!» Spostandomi la gamba con la mano calda, si inginocchiò davanti a me gattonando poi per venirmi più vicino.
«Ora ci siamo solo noi.» Dissi sospirando.
«Ma che brava ragazzina che sei, non vuoi farti beccare eh.»
«Lei professore vuole perdere il posto?»
«Certo che no, ma odio quando mi dai del lei.» Si abbassò sul mio petto, sfiorando il mio collo con le labbra aggiunse «Dovremmo andare oltre se non vogliamo più questa formalità.»
Spalancai gli occhi, era una cosa che non potevo fare! Era il mio professore e una cosa di quel tipo era inammissibile. Andava contro ogni regola, forse addirittura andava contro la natura stessa!
«No, una cosa così no. Mi dispiace.» Mi alzai dal bracciolo, ma Dorothy stava fermo, mi aveva intrappolata tra le sue braccia.
«Ho sempre pensato che tu fossi già una donna, sai? Ma ora mi stai dando la conferma che, in fondo, sei solo una bambina.»
A queste parole ribollii di rabbia, non ero una bambina. Ero solo una ragazza, una studentessa che non voleva innamorarsi del suo professore. Una ragazza che davanti aveva una vita intera, che doveva aspettare il suo vero amore per fare il grande passo. Ma lui fece scattare la scintilla e dentro di me si accese la miccia.
«Io sarei una bambina? Ora vediamo chi è la bambina!» Lo spinsi per farlo sdraiare sul bracciolo di fronte a dove ero io, poi mi sistemai a cavalcioni sulle sue gambe slacciandogli la cintura e i pantaloni. Mentre glieli abbassavo di poco iniziai a baciargli il collo e alla fine cominciai a conoscere il suo corpo. Gli alzai la maglia e stampandogli piccoli e sensuali baci scesi dal petto alla pancia.
''Se mi fermo adesso sono una bambina per davvero!'' Non importava che fosse il mio professore, in quel momento ne valeva solo della mia dignità. E non è che era tanto messa bene, tanto valeva deteriorarla completamente?
Scesi ancora di più, fino all'inguine, gli sfioravo le gambe con le mani. Dorothy gemette ed ebbe un piccolo spasmo che mi fece provare piacere. Mi stavo però completamente dimenticando che quella era la cosa più sbagliata che avessi mai fatto in tutta la mia vita.
Ma per fortuna accorse lui in aiuto e in salvo.
«Hey, hey smettila.» Mi strinse le spalle facendomi alzare. «Ritiro quello che ho detto, non sei una bambina ok? Ma ti prego, non obbligarmi ad andare oltre.»
«Non eri tu che volevi farlo fino a poco fa?»
«Si, ma ho capito che non è proprio il caso.» Mi sedetti infilandomi le scarpe. Non avevo nulla di cui scusarmi, io, quindi mi sistemai la gonna e la maglia e controllai l'orologio. Ormai Martina sarebbe dovuta già essere in camera e chi sa cos'avrebbe pensato non vedendomi ritornare!
Prima di uscire mi voltai per un'ultima cosa «Finalmente ci sei arrivato.» Dopo di che sbattei la porta e pregai di non aver fatto ciò che avevo appena fatto. Avevo praticamente quasi urlato, avevo dato del ''tu'' al mio professore e avevo sbattuto la porta del suo ufficio, tutto questo senza accorgermi che il corridoio era ghermito di gente. Quatta quatta, richiusa su me stessa come un riccio e senza dare troppo nell'occhio, mi affrettai a raggiungere quanto meno il piano superiore, da lì avrei proseguito tranquillamente. Per quale cavolo di motivo la gente doveva riversarsi nei corridoi quando non era il momento? Sperai che nessuno si fosse accorto della scenata se no sarei andata nei casini, e non poco!
Cercai quanto meno di affrettarmi per non lasciare Martina da sola, se già era tornata, e per scrollarmi via dosso quella situazione il prima possibile.
«Oddiiiio per fortuna sei qui!!» Incontrai la mia compagna appena due passi più lontano dalla camera, aveva appena chiuso la porta.
«Che è successo?»
«C'è una cosa che devi assolutamente vedere.» Mi strinse il polso per incitarmi a muovermi.
Si sedette sul suo letto prendendo il pc portatile sulle gambe incrociate, io mi sistemai davanti a lei.
«Allora, che devo vedere?»
«Leggi.» Girò lo schermo e io mi avvicinai per leggere. Ci fu su per giù qualche secondo di silenzio, prima che scoppiassi «Ma non è possibile! E' assurdo! Chi l'ha scritta una cosa del genere?»
«Un certo...Mhm...» Rigirò lo schermo per controllare «...Jens de Buhr.»
«E chi cavolo è? Come fa a sapere certe cose? E perché le ha scritte sulla bacheca del sito??»
«Calmati! Chi se ne frega di quello che ha scritto, tanto non è successo!!»
Le feci un sorriso forzato e alzai le spalle.
«Perché, voglio dire, non è successo veramente no?»
«Ehm... E' successo veramente! Gli ho veramente detto ''Finalmente ci sei arrivato'' e ho anche veramente sbattuto la porta del suo ufficio. Il corridoio era pieno di gente e io non me ne sono accorta ti rendi conto? E adesso tutti sapranno che tra me e Dorothy è successo qualcosa!»
«E cos'è successo...Esattamente?»
«Ehm...Si...Stavo per fargli un po...Un po po!! Capito?»
«Aaah un pompom!! Tipo quelli che usano le cheerleader!»
«Proprio!!» Mi fece ridere. Nessuno ci sarebbe riuscito in una situazione del genere, lei invece si!
«Oh mio Diooo!! Tu stavi per fare un pompom ad un professore!!»
«Amica mia,» le posai la mano sulla spalla «Domani capirai il perché. Per ora, voglio solo dimenticare lui, il suo ufficio, la scenata, il messaggio di sto Jens-non-so-il-cognome e anche il quasi-pompom!»
«Si, è meglio che non ci pensi più se no ti verrà un esaurimento nervoso e non deve essere bello vivere con una diciottenne che ha un esaurimento nervoso, sai?»
«Mhm, non mi è mai capitato ma comunque è meglio se non me lo faccio venire! Il prossimo esaurimento che avrò sarà quando mi ritroverò ad affrontare l'arrivare di quel giorno!»
«Oddio dobbiamo organizzarci! Mancano solo due settimane!!»
«Premetto: ho la patente ma non ho la macchina!»
«Esistono i treni apposta sai?» Si alzò per sedersi poi alla scrivania che Ninfa aveva sistemato ai piedi del suo letto, io la seguii poggiandomi con i gomiti alla spalliera della sua sedia per vedere cos'aveva in mente.
«E come facciamo?»
«Quanti soldi hai con te?»
«Ho ancora quelli che mi ha dato mio padre prima che partissi, quelli che mi ha lasciato mia mamma al Ricevimento e qualche risparmio dall'Italia. Credo...Mhm...Sui 150 euro!»
«Ce li faremo bastare! Intendo dire, per te eh. Io ho i miei! Che più o meno sono quanto i tuoi.»
«Ok, premetto un'altra cosa: io di concerti non me ne intendo molto. Sono stata a tre concerti in tutta la mia vita e tutte le volte sono arrivata in ritardo quindi ho dovuto superare non so quanta gente per essere in una posizione quanto meno decente.»
«Non ti preoccupare, sono del mestiere ormai! Pensavo, per essere tra le prime file dovremmo prendere i numeri almeno tre o quattro giorni prima. Adesso ci infiltriamo nell'organizzazione tedesca.»
«Per fare?» Era bello perché lei sapeva davvero cosa fare, io ero una tale frana in organizzazioni e tutte le altre cose che c'erano da fare! Lei sapeva dove andare a guardare per far si che tutto fosse perfetto.
«Per vedere a che ora... Eccolo qui! Leggi, c'è scritto che le capo area arriveranno alle dieci di sera di mercoledì dieci.»
«Potremmo arrivare alla stessa ora o poco dopo, prendere i numeri e tornare a scuola.»
«No no, lo capirebbero subito che siamo andate lì apposta. Direi che si potrebbe partire giovedì mattina, farci dare i numeri, fare almeno una o due ore di presenza e poi tornare a scuola.»
«Ma le lezioni iniziano alle otto!!»
«Appunto, se noi prendiamo il treno delle due, arriveremo là per le due e mezza, tanto la stazione è proprio davanti al palazzetto. Stiamo in fila fino alle sei e mezza e poi alle sette prendiamo il treno per tornare a scuola.»
«Tutte questo di svolgerebbe... Di notte?»
«Li vuoi vedere o no?»
«Cazzarola si ma... Oddio non ce la farò mai!»
«Si può dormire anche in fila!»
«Ok, per la prima notte ci può anche stare, ma gli altri due giorni? Non vorrai mica farci fare avanti e indietro per tre giornate, non voglio minimamente pensare a quanto costeranno tutti quei biglietti per il viaggio... O i viaggi!»
«Prova a materializzare una macchina allora!»
«Facciamo prima a guardarcelo con il binocolo il concerto, se dobbiamo aspettare che io materializzi un'auto!»
«Provaci, ti prego!»
«Ok, però per sicurezza tu prenota i biglietti per le due e quelli delle sette. Ho due settimane per farlo, se Dio vuole andremo al concerto in macchina!»

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