mercoledì 16 febbraio 2011

Capitolo 7 - Il bello era Lui.



***
«Che hai combinato? Hai visto il tuo amato irraggiungibile, per caso?» Non mi ero accorta che Kelly era allo specchio accanto al suo letto e stava guardando la mia immagine riflessa, ancora sorridente.
«No, non l'ho visto.»
«Beh, allora dimmi... Che ci facevi qui fuori con Dorothy?»
«Come fai a sapere che ero qui fuori con Dorothy?» Glielo chiesi girata di spalle, mentre appoggiavo i libri sulla scrivania e mi sedevo sul mio letto.
«Dimentichi che io sono al secondo e sono capace di vedere quello che sta facendo una persona meglio di te.»
«Mi stavi spiando?»
«Non tu, razza di una cretina! Dorothy!» Mi si avvicinò minacciosa.
«Dorothy? Perché mai avresti dovuto spiare il professore?»
«Per lo stesso motivo per cui tu ti sei fatta accompagnare fin qui!»
«Non c'è un motivo per cui mi ha accompagnata, stavamo parlando e basta.»
«Beh, parlando o no si inizia sempre così.» Mi si avvicinò ancora di più, questa volta con il dito puntato contro «Quindi vedi di non metterti in mezzo anche questa volta, hai capito?»
«Mettermi in mezzo? Anche questa volta? Scusa ma, no, non ho capito.»
«Prima ti appioppano in stanza con me, poi mi fai vedere quell'anormale lì attraverso le stupide foto e adesso cerchi di portarmi via Dorothy! La prossima volta che ti becco con lui non la passerai liscia!»
«Aaah ma tu sei scema! È un professore! Non mi interessa se ti sei presa una cotta per lui, se cerchi di portartelo a letto solo per ottenere buoni vuoti o per chi sa quale altro motivo. Io-non-sto-cercando-di-portarti-via-il-tuo-bel-professore-di-Profezia. Sia ben chiaro perché non ho voglia di ripetertelo in eterno. Se vuoi te lo scrivo a lettere cubitali e te lo appendo davanti al letto.»
«Tu sei solo una povera scema, ecco qual'è la verità. Vedi di rompermi ancora e ti faccio sbattere fuori da questa scuola.»
Detto questo girò i tacchi e uscì dalla camera sbattendo la porta. Se non se ne fosse andata le sarei saltata addosso e le avrei strappato tutti quei capelli biondi che si ritrovava in testa.
Appena fui rimasta sola scoppiai in un pianto liberatorio. Mi sdraiai abbracciando il cuscino, non sapevo perché stessi piangendo. Le lacrime scendevano e basta, non era la prima volta che succedeva e sapevo che non sarebbe stata nemmeno l'ultima. Come avevo potuto pensare di trovarmi così bene con Dorothy? Con un mio professore, oltretutto! Dovevo placare quella cosa sul nascere, sarebbe stato molto più facile. Poi mi mancava mamma, mi mancava la sua voce e le sue coccole che mi tranquillizzavano. Mi mancavano le mie vecchie amiche, quelle con cui la cotta per un professore sarebbe stata una passeggiata perché l'avrebbero avuta anche loro. Mi mancava la mia vecchia cameretta, quella che anche se non ero da sola comunque mi faceva sentire protetta. Forse, quello non era il posto adatto a me. E poi c'era lui, quello che non avrei mai e poi mai raggiunto, nemmeno con il pensiero, nemmeno con una stupida visione.
Chiusi gli occhi, volevo dormire e dimenticare tutto di quel pomeriggio. Per non annoiarmi aspettando l'ora di cena, dovevo passare il tempo sul letto. Un buon modo per prendere subito sonno era pensare a qualcosa di bello e per me il bello era lui. Me lo immaginai sorridente e truccato e perfetto così com'era sempre. Me lo immaginai al mio fianco. Me lo immaginai abbracciarmi e baciarmi. Me lo immaginai in tutte le situazioni più immaginabili. Eppure non serviva a farmi stare bene. Sapevo che avevo bisogno di qualcosa di più, sapevo che avevo bisogno di sentirlo al mio fianco per tornare ad essere tranquilla e felice. E, più di tutto, sapevo che prima o poi ci sarei riuscita.
I rumori delle voci dal corridoio si fecero sempre più offuscate e lontane fino a diventare silenziose, ogni suono che prima riuscivo a sentire chiaramente all'improvviso divenne sordo, inudibile. Le immagini sparirono e mi lasciai abbandonare sul materasso. Nuovi suoni, nuove immagini che non so da dove provenissero. Ma c'era lui, si era lui. Era sorridente e parlava, lo vedevo come se gli fossi ad un palmo di mano, era vestito semplicemente, con un jeans e una felpa, era spettinato ed era senza trucco. Io non lo avevo mai immaginato così, non avevo mai minimamente pensato di immaginarlo senza trucco. In quel momento però era davanti a me e lo stavo guardando mentre dal nulla prendeva un bicchiere e beveva. Era divino anche mentre beveva un sorso d'acqua.
All'improvviso aprii gli occhi e mi alzai a sedere. Ansimavo, ma la cosa che più mi spaventava era il fatto che lui non c'era più. Corsi fuori dalla camera alla ricerca dell'ufficio di Eveline ma... Mi persi! Scesi al primo piano, mi ricordavo che tutti gli uffici erano lì. Mi fermai nella Torre Sud e ragionai, o almeno ci provai.
“Ok, se nell'Ala Ovest ci sono le classi di Materializzazione e in quella Nord le aule di Leggibilità, per forza gli uffici sono nella Sud e nella Est.”
Così entrai nell'Ala Sud cercando sulle porte il nome di “Eveline” o “Leggibilità”. Alla seconda porta, dopo l'ufficio di Divinazione, trovai “Ufficio Leggibilità Prof.ssa Eveline”. Mi fermai e presi un lungo sospiro, non sapevo nemmeno cosa avrei dovuto dirle per spiegarle la paura che mi ero presa. Bussai sperando che ci fosse.
«Si, chi è?»
«Ehm...Sono Monica...»
«Entra pure, è aperto.»
Spinsi lentamente la porta, il suo ufficio era colorato di rosa. Le pareti erano rosa pallido, le tende erano rosa, il grande tappeto al centro della sala era rosa e ornato di viola, la sedia su cui sedeva era rosa e altrettanto rosa erano le due poltrone che stavano davanti alla sua scrivania.
«Wow! È... E' magnifico!» Avanzai esplorando tutta la stanza.
«Ti ringrazio. Accomodati pure.»
«Si...» Mi sedetti e mi tirai fino ad appoggiare i gomiti sul tavolo in legno.
«Dimmi, cos'è successo?»
«Ecco si, una cosa strana. Oggi ho avuto la prima lezione di Leggibilità...» Mi fermai cercando le parole con cui continuare.
«Si, mi ricordo bene. Spero sia stato tutto chiaro!»
«Chiarissimo, assolutamente. Forse fin troppo. Prima ero nella mia stanza e ho avuto una discussione con la mia compagna e quando lei è uscita mi sono messa sul mio letto per cercare di dormire. Ho pensato intensamente ad una persona, lo faccio sempre quando sono giù di morale perché mi aiuta a sentirmi meglio. Dopo un po' sembrava che mi fossi addormentata, le immagini erano sparite e non sentivo più nessun suono. All'improvviso però questa persona l'avevo vista come non l'ho mai immaginata, diciamo in tenuta da casa, con tutti i capelli scompigliati e senza trucco mentre beveva un bicchiere d'acqua. Non so da dove sia apparso questo bicchiere d'acqua però.»
Eveline aggrottò le sopracciglia «Tesoro, dietro questa persona cosa c'era?»
«Niente. Era tutto bianco. Professoressa, mi devo preoccupare?»
«E questa persona chi era?»
«Beh...Ehm...Una persona che non ho mai visto, a parte in foto.»
«Quindi una persona famosa, giusto?»
«Beh, si. Ma perché? È grave?»
«Vieni con me.»
Mi precedette fuori dall'ufficio che chiuse poi a chiave, a passo spedito (io correvo per cercare di starle dietro) percorse tutta l'Ala Sud, attraversò la Torre Est e arrivò fino in fondo all'Ala omonima.
“Ufficio Preside Ninfa”
«Ho sbagliato qualcosa professoressa?»
Non mi degnò di uno sguardo, bussò alla porta «Ninfa, sono Eveline. Ho urgente bisogno di parlarti.»
«Entra pure, Eveline.»
«Vieni.» Mi strinse per il polso e mi portò fino alla scrivania della Preside.
«Ciao!» Mi guardò sorpresa.
«Salve Ninfa.»
«Ditemi, cos'è successo?»
«Monica ha appena avuto una visione. Ma non una visione che hanno tutti quelli del primo.»
«Ovvero?»
«Ha appena visto una persona famosa.»
Anche Ninfa rimase spiazzata
«Oddio ma che vuol dire? Ho per caso infranto qualche regola di Mond? Sono grave? Mi espellerete dalla scuola?»
«No, tranquilla tesoro, è tutto a posto. Io e la professoressa Eveline siamo rimaste sbalordite da questa cosa. Nessuno mai prima di adesso è riuscito ad avere visioni dopo il primo giorno di scuola, per di più di una persona che non si è mai incontrata.»
«E...Cosa vuol dire questo?»
«Che, beh, se continui così saremo costrette a spostarti al secondo di Leggibilità.»
«Quindi non verrò espulsa per aver infranto qualche legge?»
«Assolutamente no! Credo che ora dovresti iniziare ad allenarti molto di più, farai passi da gigante in poco tempo!»
«Beh, se posso permettermi, questa mattina ho materializzato una rosa rossa sul mio banco!»
«Strano che Nadine non mi abbia detto nulla. Se ne sarà dimenticata, succede. Beh, ora tranquillizzati, immagino tu ti sia presa un bello spavento.»
«Eh già, non è da tutti i giorni trovarselo davanti così.»
«Già, credo proprio che non lo sia. Ora puoi tornare nella tua stanza se vuoi riposarti. Domani avrai più tempo per esercitarti anche con la professoressa Eveline.»
«Ok, grazie mille Ninfa.»
Con un cenno della testa mi congedò e io, assieme alla prof, raggiunsi la porta per poi voltarmi un'ultima volta.
«Ah, Ninfa, ora non mi sarà più possibile pensare a questa persona, vero?»
«Credo che per il momento ne sarai ancora in grado. Con l'andare avanti del tempo temo che anche solo il pensarla potrà farti vedere quello che sta facendo.»
«Ok, grazie.»
Lasciai che la prof mi accompagnasse fino alla Torre Sud, da lì fino alla mia camera e per tutta la sera i miei pensieri si concentrarono su quanto sarebbe diventato difficile, o addirittura impossibile, doverlo pensare e ritrovarmelo davanti in ogni suo movimento.

Dopo cena mi ritrovai a passeggiare sotto i portici del cortile interno alla scuola. Avevo un serio bisogno di parlare con qualcuno che non fosse Ninfa, o Dorothy o Eveline. Controllai l'orario sul cellulare, erano solo le nove. Magari mamma era ancora sveglia.
«Pronto?»
«Pronto mamma, sono io.» Per un attimo mi sembrò strano tornare a parlare in italiano.
«Hey tesoro, ciao. Che è successo?»
«Niente, volevo sapere come stavate.»
«Bene, stiamo bene. E tu piccola come stai?»
«Potrebbe andare meglio.»
«Come mai? È successo qualcosa di brutto?»
«No, però è che... Beh ancora non ho conosciuto nessuno.»
«E i tuoi compagni di classe?»
«Già, i miei compagni di classe. Loro cercano il più possibile di tenermi lontana, solo perché tu e papà non avete il Simbolo.»
«Ma che storia è mai questa? Non ha senso!»
«Lo so che non ha senso, lo dice anche il professor Dorothy!» Oddio, oddio, oddio, oddio! Non potevo parlare di Dorothy a mamma, che avrebbe pensato?
«Il professor Dorothy?» Già che c'ero.
«Si, è il mio insegnante di Profezia, mi insegna a prevedere il futuro. Non è fantastico?»
«Si che lo è! Così potrai vedere se diventerò ricca!!»
«Mamma, per favore!»
«Beh, e questo professore cosa ti ha detto?»
«Che non mi devo preoccupare e che devo stare tranquilla, prima o poi conoscerò qualcuno cavolo! La scuola è così grande!»
«E' bella?»
«Si, è bella.» Non risposi con molta enfasi e non so per quale motivo, pensavo davvero che fosse bella ma non volevo darle la soddisfazione che mi piacesse sul serio, non in quel momento perlomeno.
«Bene, e con le materie come ti trovi? Sono facili?»
«Si, beh no. Non proprio. Poi è ancora presto, abbiamo iniziato oggi le lezioni. Però sono riuscita a far comparire una rosa sul mio banco con il pensiero!» Tralasciai la parte della visione.
«Wow, fai subito progressi! Ninfa deve essere contenta.»
«Tu conosci il suo nome?»
«Certo. Tutti quelli che desideravano entrare in quella scuola conoscono il suo nome.»
«Ah, beh meglio, sarà preparata per il ricevimento prima delle vacanze di Natale.»
«Perfetto, non vedo l'ora! Ora però è meglio se vai a dormire, domani mattina dovrai alzarti presto.»
«Già, molto presto. Buona notte mamma.»
«Buona notte tesoro.»
 Chiusi il telefono e lo sistemai nella tasca dei jeans. Mi aveva calmata un po' sentirla anche solo per pochi minuti. Ero lì anche per lei e dovevo portare a termine il mio compito per renderla fiera.

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