***
«Oddio e se ha scoperto qualcosa?» Gli chiesi mentre lui si allacciava la sua camicia e se la sistemava dentro i pantaloni neri.«Dubito. Controlla l'orario.»
Mi fermai dal prendere la felpa caduta a terra e controllai l'orologio. «Cavolo mancano cinque minuti al ricevimento!»
«Già, faresti meglio a muoverti.»
«Corro in camera. Ci vediamo nella Sala Grande.»
Mi raddrizzai la gonna mentre aprivo la porta, ma il suo polso mi fermò.
«Aspetta...»
«Dim...» Mi girai e le sue labbra mi zittirono in un lampo, travolgendomi in un caloroso bacio.
«Stai attenta, mi raccomando.»
«O-ok...A dopo.»
Sorrise e io scappai nella mia stanza. Ero nel panico più totale, avevo fatto fare ritardo ad un professore ed ero in ritardo io stessa, oltretutto con il dubbio di quali vestiti avrei indossato. In preda al panico cominciai a rovistare nell'armadio, quando Luna mi si avvicinò stiracchiandosi e strusciandosi sulle mie gambe.
«Luna, non è questo il momento delle carezze!» Ma lei continuava a strusciarsi, a miagolare e a fare le fusa tanto da costringermi a dedicarle almeno dieci secondi.
«Cosa c'è piccolina? Non sono stata via molto.» Le accarezzai le orecchie. Con un'ultima strusciata si allontanò e io la seguii con lo sguardo, stava cercando di dirmi cos'è che voleva. Con un salto si aggrappò a metà della coperta che scendeva dal letto, il resto lo fece aggrappandosi con gli artigli fino a strusciarsi contro una scatola bianca.
«Che cos'è? Non c'era prima che uscissi di qui.» Mi sedetti e presi la scatola sulle gambe, la aprii.
«Oh santi numi!!» Ne estrassi un vestito nero lungo fino alle ginocchia con uno spacco laterale da paura! Le maniche lunghe e lo scollo a V, forse troppo ampio per il mio petto. Senza pensare ad altro mi cambiai e lo indossai. Non so chi e non so come, ma aveva azzeccato la taglia e alla fine la scollatura non era così provocante. Mi guardai da petto a piedi, non potevo andare in giro con i calzettoni della divisa scolastica. Mi sedetti sul letto incrociando le gambe.
«Proviamo.» Chiusi gli occhi e mi immaginai quegli stivaletti neri favolosi con il tacco a spillo che avevo visto tipo l'inverno prima durante i saldi in un negozio del centro, si, quando ancora vivevo in Italia. Sentivo il pizzicore nella punta delle dita, diventava sempre più intenso fino a quando le schioccai. Ma, ovviamente, non comparve nulla. Riprovai di nuovo, le dita pizzicavano ancora, ma fui interrotta da un messaggio.
-Tesoro dove sei? Il Ricevimento inizia tra pochi minuti. Fai in fretta!!-
Era mamma ed era già nella Sala Grande, io non potevo scendere senza scarpe però! Quindi lasciai perdere il messaggio e tornai a provare. Schioccai e, come durante le lezioni, aprendo gli occhi trovai sulla scrivania davanti a me quel paio di stivaletti fighissimi! Li indossai, poi mi sciolsi i capelli ondulati e mi sistemai il trucco.
«Perfetto. Luna mi spiace ma devo lasciarti un'altra volta.» Mi chinai a baciarla sulla piccola testolina pelosa, le feci una carezza e schizzai fuori dalla stanza. Camminando a passo spedito raggiunsi la Sala.
Sperai che nessuno si voltasse mentre entravo e per fortuna tutti erano intenti a salutare i propri genitori. Avanzando in punta di piedi cercai mamma, speravo di poterla trovare presto ma Ninfa iniziò a parlare.
«Bene, ora che ci siamo tutti...» Non so perché, ma avevo la sensazione che si stesse riferendo proprio a me «...Do ufficialmente inizio al Ricevimento dei Genitori! Mano mano chiamerò gli studenti attraverso il Simbolo, loro e i propri familiari saranno pregati di recarsi nel mio ufficio dove troveranno tutti i professori per la riunione. Alla fine di tutte le riunioni potremmo dar inizio alla cena! Buon proseguimento!» Con un sorriso ammaliante scese dal leggio e scomparve dietro quella solita porta dietro la tavolata degli insegnanti.
«Uff, sarà una cosa lunghissima.» Continuai a guardarmi intorno, quando all'improvviso tutte le voce divennero un suono lontano e quasi silenzioso alle mie orecchie perché sovrastate da quella piccola e leggera voce piena d'amore.
«Monica!! Hey, tesoro sono qui!» Vidi mamma non molto lontana che si sbracciava e sorrideva.
«Mamma!!» Le corsi incontro e non dovetti alzarmi per arrivare al suo collo, con quei tacchi eravamo alte uguali.
«Dio quanto sei cresciuta! E che bel vestito! Dove lo hai preso?»
«A dire il vero non lo so, me lo sono ritrovata sul letto quando sono rientrata in camera.»
«Sarà stato un regalo di Ninfa, vedo che tutte le ragazze hanno dei vestiti splendidi.»
«Già. Beh, dimmi, che te ne pare della scuola?»
«E' favolosa! Ti trovi bene qui?»
«Si, abbastanza. Comincio ad ambientarmi. La vuoi vedere la mia camera?»
«Mi farebbe piacere!»
Così l'accompagnai fino al settimo piano della Torre Sud, durante il tragitto mi parlò di quello che aveva fatto da quando io ero partita, aveva detto che la casa era diventata uno splendore, che mio fratello si era ambientato e aveva iniziato scuola, ancora avevano qualche difficoltà con il tedesco ma se la cavavano bene. E a me questo faceva un gran piacere.
«Scusa il disordine, non ho avuto il tempo di sistemare prima di uscire.» La feci accomodare.
«Non sarebbe la tua camera se fosse in ordine.»
Luna corse da noi strusciandosi contro le gambe di mamma.
«E questo?»
«Mamma, lei è Luna, la mia compagna di stanza.»
«E' bellissima. Ciao Luna! Ovviamente le pareti sempre ricoperte.» Disse alzando lo sguardo.
«Ovvio. Poi qui c'è il bagno, con la vasca figurati!!» Mi seguì, curiosa.
«Hey, è normale che il tuo Simbolo lampeggia?»
«Si, non è normale che non abbia sentito bruciare! Comunque, dobbiamo andare, Ninfa ci sta chiamando.»
«Sono così ansiosa.»
«Tranquilla mamma, è solo una bella signora di centocinquanta anni!»
La guidai fino all'ufficio della Preside, poi bussai.
«Avanti!»
«Ecco, ci siamo. Sei pronta mamma?»
«Vai, facciamo questa cosa!»
Aprii il portone e feci passare mamma, poi entrai richiudendolo alle mie spalle. Ninfa era alla sua scrivania e seduti in fila uno accanto all'altro, sotto alle finestre, c'erano i professore.
«Salve!» Sorrise alla mamma avanzandole incontro per stringerle poi la mano. Io le stavo dietro per nascondermi mentre guardavo Dorothy, speravo si accorgesse del mio sguardo fisso su di lui. E difatti, poco dopo, si voltò ammiccando. Sorrisi distogliendo gli occhi.
«Venga, si accomodi pure. Gradisce un biscotto?»
«Mamma, prendine uno. Sono squisiti!!» Le sussurrai da dietro, tanto sapevo che Ninfa aveva sentito.
«Grazie mille. E complimenti per questa meraviglia!»
«La ringrazio signora. Ma veniamo a noi. Uh, Monica, accomodati pure.» Mi sedetti dando le spalle agli altri prof, o almeno sperai di dar loro le spalle, poco dopo erano già dietro la scrivania accanto a Ninfa!!
«Perfetto. Sa, ho tantissime cose da dirle su sua figlia. Innanzitutto, sono fiera di averla tra i miei studenti. So molto bene che nessuno della famiglia ha ricevuto il Simbolo quindi per Monica è stato molto difficile farci l'abitudine, ma ho avuto il piacere di notare che in un mese ha fatto molti progressi, potranno confermarglielo anche gli altri professori. Credo si sia impegnata molto, e sono sicura che lo farà ancora, per capire come funzionano le cose qui, per conoscere la nostra storia e per imparare a diventare una di noi. Come dicevo anche a lei qualche giorno fa, durante un'interessante conversazione tenuta nella sua stanza, le ho lasciato modo di prendere confidenza con la scuola e con le persone prima di poterle spiegare proprio tutto. A dire il vero credo anche di non averle detto qualche cosa, ma per questo c'è tempo.» Mi guardò con occhi tranquilli dandomi sicurezza. «Ha capito molte cose che, forse, un normale umano non avrebbe capito. Volevo che anche lei, signora, avesse del tempo per pensare e per poter accettare la cosa.»
«Oh ma io non ho assolutamente problemi. Anche con lei ho sempre detto che sono molto fiera che sia entrata in questa scuola.»
«Ha fatto bene, la sicurezza dei genitori è la prima cosa fondamentale per superare, chiamiamolo così, trauma del cambiamento. Ma direi che in Monica non ho riscontrato particolari difficoltà, se non quella del trovarsi amici, però credo che con il tempo arriveranno anche loro. Meglio aspettare un po' e trovarne dei buoni, piuttosto che aver fretta e trovarli cattivi, no?»
«Già.» In quel momento, di fronte a tutti quegli adulti, mi sentii una bambina incapace di parlare e ragionare da sé.
«Bene, quindi direi che altre cose su di lei non ne ho da aggiungere. Nadine?»
«Si, grazie Ninfa. Beh, Monica nella mia materia ha fatto molti progressi. Ricordo che proprio il primo giorno è riuscita a materializzare una rosa rossa sul suo banco, lasciandoci tutti stupefatti!»
«Si, ricordo che era felicissima quando me lo disse!»
«Posso ben immaginare. Solitamente un alunno di Mond riesce a materializzare piccoli oggetti dopo il primo mese, a volte anche dopo due! Lei già dal primo giorno, credo sia spettacolare! Per il resto va bene, non da problemi in classe e si impegna.» Solite parole che sentivo anche nella scuole normali, insomma.
«Lo stesso vale per me.» Intervenne Gherard. «In Storia le ho dato un po' più di tempo per mettersi alla pari, ma ormai penso sappia già abbastanza, quanto basta per mettersi in pari con i suoi compagni. Quindi presto inizieremo con le verifiche e le interrogazioni assieme agli altri. Ecco, l'unica cosa che le chiedo è una maggiore attenzione, ma presumo che non sempre sia facile stare attenti. Non vorrei che rimanesse indietro con il programma, sarebbe un piacere.»
«Gherard, sono sicura che dopo quello che le ha detto si impegnerà di più, vero Monica?» Ninfa mi rivolse un altro caloroso sguardo.
«Si, lo farò!» Sorrisi.
«Perfetto. Eveline, con te è successo qualcosa di strano recentemente o sbaglio?» No cavolo, no, no, no, no, la visione no!
«Si, non molto tempo fa Monica è corsa nel mio ufficio raccontandomi di una visione del presente che aveva visto. Si trattava di un ragazzo che non conosceva.»
«Ehm...» Mi schiarii la voce «...Lo conosco ma solo in foto.»
«Comunque di persona non lo conosci. E sei riuscita a vederlo. Non ben definito, ma ci sei riuscita! E nemmeno uno del terzo ne è mai stato capace! Questo vuol dire che o nelle mie lezioni stai attenta al centodieci per cento oppure il fatto che tu sia, diciamo, l'unica con il Simbolo ti dà maggior facilità in questa cosa.»
«Spero sia più la prima opzione, prof.»
«Non lo so che cos'è, ma so che è una cosa straordinaria.»
«Non me ne hai mai parlato, di questa visione.» Mamma mi guardò leggermente delusa.
«E' successa una volta sola mamma, pensavo fosse stata frutto della mia immaginazione.»
«Ma non è stato così.» Si affrettò Ninfa. «Ok, dopo Dorothy abbiamo finito? Ah no, Savine. Beh, Dorothy prego.»
«Si, cosa posso dire? A lezione vedo che segue e si impegna molto soprattutto durante la pratica. Nella teoria non sempre è molto attenta, spero comunque che la prima verifica vada bene, ho sempre considerato i miei alunni come degli amici, e spero che questo sia lo stesso anche per loro. Ma con Monica ho un rapporto diverso, ho notato che quando ha qualche problema non esita a chiedere consigli e, nonostante il nostro piccolo inconveniente della prima lezione, mi pare che ci sia dialogo tra professore e alunna. Penso che questo sia un buon modo per andare d'accordo.» Alla faccia che dovevamo nascondere il nostro rapporto a Ninfa! Ora lo sapevano tutti i professori e pure mia mamma!!
Mentre parlava, Dorothy guardava me sorridendo e poche volte aveva spostato lo sguardo sulla mamma. Ninfa avrebbe scoperto qualcosa, me lo sentivo.
«Quindi, anche per la mia materia, prevedere il futuro, Monica assolutamente non ha problemi.»
«Non ne dubitavo. Possiamo concludere con Savine.»
«Si, beh non ho molto da dire siccome la mia materia si svolge solo per quattro ore al mese. La trovo molto interessata a studiare le piante e capire come utilizzarle per curare malattie o per donare longevità e la cosa mi fa piacere.»
«Bene, direi che di questa ragazza non ci si può proprio lamentare!» Ninfa mi rivolse un sorriso amichevole. Io ricambiai spostandomi i capelli di lato, il lato sbagliato. Notai Dorothy spalancare gli occhi e scuotere leggermente la testa, con lo sguardo gli chiesi cosa fosse successo.
«Monica...» Ninfa mi si avvicinò scrutando la parte destra del mio collo, per fortuna mamma era dall'altra parte! «...Cos'hai sul collo?»
Subito mi portai la mano sulla mia pelle calda «Sul collo? Niente!»
«Non mi pare, guarda.» Si materializzò uno specchietto nella mano e me lo porse.
«Ah, ehm, credo di essermi graffiata...» Una piccola macchia rossastra compariva, senza problemi, sul mio collo. Era la conseguenza di quel calore, di quel bruciore che sentivo quando Dorothy mi baciava.
«E come ti saresti graffiata?» Anche mamma ormai l'aveva vista e il suo sguardo era davvero preoccupato, forse come non l'avevo mai visto!
«Beh si, Ninfa avevo intenzione di dirglielo presto. Oggi non sono stata a lezione, colgo l'occasione per dirlo anche a tutti i professori, perché mi sono sentita poco bene. Ho deciso poi di andare a Divinazione senza nemmeno aver mangiato ma quando arrivo lì, beh sull'albero c'era un gattino piccolino che miagolava...Insomma non potevo lasciarlo lì da solo no?»
«Eh no, quindi ora lo hai in camera?» Chiese Ninfa, con la sua solita aria materna.
«Si è in camera mia ma Ninfa, veramente, non da fastidio! Non si sente nemmeno! Sta tutto il giorno nella sua cuccia, miagola solo quando ha fame...Sul serio!»
«Va bene cara, mi fido. Ma come farai a procuragli da mangiare? E avrà bisogno di un posto dove fare i suoi bisogni!»
«Ninfa...» Intervenne Dorothy e io pregai il cielo che non parlasse! Cavolo stia zitto professore! Cosa gli costava tacere?? «...Se posso permettermi, ho già pensato io a provvedere a Monica e a Luna tutto quello di cui avranno bisogno e mi farebbe piacere continuare a farlo! Beh, fino a quando Monica sarà in grado di materializzare gli oggetti.»
«Perfetto, grazie Dorothy. Credo che Monica ne sarà felice. Ma non abbiamo ancora capito come ti sei fatta quel...Graffio.»
«Ecco si, si vede che il micio era impaurito e quando l'ho preso si è aggrappato alla pelle.» Cercai di simulare una smorfia di dolore, immaginandomi il male che potrebbe fare un gatto che si aggrappa alla pelle del collo con gli artigli e provando con tutte le mie forze a spingere via dalla mente il dolore vero e piacevole di quella macchia.
«Ok, vorrà dire che dovrai stare attenta e curare la ferita. Ora passiamo al fatto delle lezioni.»
Oh no, non se l'era bevuta la storia del gatto! Cioè, non quella del fatto che mi avesse graffiata sul collo. Un graffio è dritto, non tondo. E poi lì nessuno era così stupido da scambiare un succhiotto per un graffio! Era sicuro, Ninfa non me l'avrebbe fatta passare liscia.
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