giovedì 17 febbraio 2011

Capitolo 10 - Luna.


***
Venerdì sera mamma mi chiamò, iper agitata.
«Tesoro, allora per domani è tutto confermato?»
«Si, ma ancora non ho ben capito come funziona. Intendo dire, come farà Ninfa a parlare con ognuno di voi se staremo tutti nella Sala Grande?»
«Non ne ho idea, lo sai che Ninfa è la più grande Preside mai esistita. Sicuramente ci stupirà e saprà gestire alla perfezione la situazione!»
«Già, speriamo che vada tutto bene.» Dissi con un tono di preoccupazione nella mia voce. Tanto da far preoccupare anche la mamma.
«Cosa c'è che dovrebbe andare male?»
Ero indecisa se dirglielo o no, ma ormai aveva capito che qualcosa non andava quindi tanto valeva parlare e spiegarle le cose così come stavano. Magari le sarebbero servite anche da avviso e non si sarebbe poi sentita a disagio se già sapeva perché gli altri genitori la evitavano.
«Hey, qualcosa non va?» Mamma interruppe i miei viaggi mentali riportandomi alla realtà.
«Ecco mamma, effettivamente si, c'è qualcosa che dovresti sapere...» Indugiai un attimo, ma non la lasciai replicare «...Io ho fatto molta fatica ad inserirmi in questa scuola, anzi a dire il vero mi sento ancora tremendamente sola.» Mi immaginai già la sua faccia triste e delusa seppur stessimo parlando per telefono «E' per via di te e papà, capisci? Mi danno della meticcia perché voi non avete il Simbolo. Ho persino litigato con la mia compagna di stanza» -e non solo perché sono diversa- «tanto che Ninfa si è vista costretta a cambiarmi di stanza, quindi ora sono più sola che mai, ma va bene così. Non mi importa quello che gli altri dicono su di me. Mamma, ho paura che qui potresti sentirti un'estranea.»
«Oh piccola...» La sua voce era tremante, però calda e piena del suo amore materno «...Non devi preoccuparti per me. Io sono molto felice di venire al ricevimento. Ci vengo perché sono curiosa di sapere ciò che Ninfa ha da dirmi su di te, anche se sono più che sicura che mi dirà delle belle cose.» Oh mamma, non ne sarei così convinta. Cominciai a sperare che Ninfa tenesse la bocca chiusa su Dorothy. «E vengo soprattutto perché voglio riabbracciarti tesoro e perché sono fiera che tu sia entrata in questa magnifica Scuola.»
«Mamma, promettimi solo che qualunque cosa sentirai, lascerai perdere tutto!»
«Tranquilla, non accadrà nulla di male. Ora ti lascio, vorrai riposarti dopo la lezione. A domani chicca, ti voglio bene.»
«Anche io ti voglio bene mamma.»
Aspettai che fosse lei a riattaccare, poi mi gettai a peso morto sul letto. Anche quella sera, come il mercoledì precedente, il mal di testa era fastidioso ma le tempie non pulsavano più come qualche minuto prima che chiamasse mamma. Forse tutta quella storia mi aveva fatta impazzire, Dorothy mi aveva fatta impazzire nonostante avessi preso le distanze da lui, forse avevo solo bisogno di dormire un po'.

Chiusi gli occhi prendendo immediatamente sonno, non so nemmeno quanto dormii, forse parecchie ore perché quando dei forti rumori sulla porta mi svegliarono, fuori e nella stanza era già buio.
«Chi è?» Gracidai con la voce ancora addormentata.
«Sono Ninfa, potresti aprirmi?»
Schizzai giù dal letto, non volevo che la mia Preside aspettasse i miei comodi. Diedi un giro di chiave e aprii completamente la porta per farla accomodare.
«Buona sera, Preside.»
«Buona sera a te, cara.» Entrò spostando lo sguardo da un ''angolo'' all'altro della camera tonda.
«Come mai questa visita?» Abbassai gli occhi sul suo ventre, tra le mani stringeva un piatto coperto da un altro piatto.
«Non ti ho vista questa sera a cena, quindi presumevo tu avessi fame.»
«Oh, ehm, si. Effettivamente ho un leggero languorino.»
«Ti ho preso questo dalla mensa, spero sia di tuo gradimento.» Mi sorrise, tranquilla.
«La ringrazio, Ninfa.» Presi i due piatti che mi stava porgendo e mi accomodai sul letto.
«Posso restare qui a farti compagnia?» Improvvisamente mi sembrò in imbarazzo.
«Oh, certo che si! Si accomodi pure.»
«Grazie cara.»
Si sistemò alla scrivania ai piedi del mio letto, di fronte a me. Tacque per quelli che sembrarono minuti infiniti, ma che si svelarono essere solo pochi secondi.
«Tutto molto buono! Complimenti!» Esordii bloccandola sul nascere del suo discorso.
«Desideri altro?»
«No, credo di essere a posto così. Grazie.»
Sorrise per farmi capire un -prego- poi all'improvviso il suo volto cambiò espressione diventando serio e più adulto.
Cominciò a parlare lentamente, tranquilla «Vedi, se sono qui non è solo per portarti la cena. Sono la tua Preside, il mio compito è insegnarti, darti consigli e aiutarti per quanto questo può essermi possibile. Ma il compito più importante che ho è proteggerti.»
Fece una pausa, forse si aspettava che le chiedessi «Proteggermi da cosa?»
«Monica, tu sei diversa dagli altri studenti di Mond. Vieni da una famiglia in cui nessun membro ha il Simbolo, quindi sei più vulnerabile. In questo caso io devo seguirti maggiormente, capisci? Non vorrei che neanche uno dei miei studenti finisse nei guai.» Lei non voleva interrompere il discorso, ma io fui costretta a farglielo fare.
«Mi scusi, in che guai dovei finire?» Mi augurai solo che non si stesse riferendo a Dorothy, se no ero davvero in un bel casino!
«Monica, come ben avrai capito, da quando sei stata Scelta in te qualcosa è cambiato. Ora è ancora presto per vederlo, ma con il passare del tempo ti diventerà tutto più chiaro. All'inizio non sarà semplice, ma so che imparerai presto a controllarti. Nel frattempo...» La interruppi di nuovo.
«Scusi, ancora... Vorrei sapere, perché non mi è ancora del tutto chiaro...» Avevo paura a farle quella domanda, ma avevo bisogno di conoscere la verità, quindi presi un bel respiro e continuai «...Per caso, sono diventata un vampiro?»
«Sapevo che presto me lo avresti chiesto. Non volevo dirti tutto subito perché per te poteva anche essere uno shock affrontare qualcosa di totalmente nuovo. Volevo lasciarti il tempo di ambientarti, di fare nuove amicizie e di capire le cose da sola. Ma tu sei più intelligente di qualsiasi altro ragazzo della tua età e non ci hai messo molto a capire che, si, ti stai trasformando in un vampiro.» Questa volta mi lasciò lo spazio per riflettere, per pensare a qualche domanda da porle, per riprendermi semplicemente da quel discorso.
«In che senso mi sto trasformando? Già non lo sono?»
«Non lo si diventa appena si viene Scelti. Il Simbolo che hai sul tuo petto non serve solo per permettermi di chiamarvi nel mio ufficio o identificarvi come ''ragazzi che frequentano Mond''. Il Simbolo sul tuo petto ti fa capire che ti stai trasformando. Solo alla fine del terzo anno diventerà completo e si chiuderà del tutto esclusivamente se supererai un esame. Da quel momento allora sarai un vampiro adulto.»
«E cosa succederà quando sarò un vampiro adulto?»
«Lo scoprirai proprio all'ultimo anno con il professor Gherard.»
«E se non passo l'esame?»
«Se succede, il Simbolo si bloccherà, dovrai ripetere il terzo anno e dare di nuovo l'esame. Ma fino ad ora di questi casi non se ne sono mai verificati.»
«Meglio così!»
«Già, me siamo molto fieri. Beh, temo che la mia visita debba concludersi qui.» Si alzò sistemando la sedia al suo posto e avviandosi alla porta, io la seguii.
«Grazie Ninfa.» Le sorrisi appoggiando la mano sulla maniglia.
«Non devi ringraziarmi, non ce n'è bisogno. Tuttavia, fino al giorno del tuo esame, ti chiedo di stare lontana dai guai e di usare la testa, non il cuore.» Con un ultimo sorriso si voltò lasciandomi lì, spiazzata e con un grosso dubbio nella mente. In quali cavolo di guai dovevo cacciarmi? Non ero così scema da andarmeli a cercare! Voglio dire, nessun sano di cervello chiamerebbe a sé dei guai. A questo proposito ero sicura con tutta me stessa che Ninfa avesse parlato riferendosi a Dorothy. Insomma, lui era un professore quindi si presupponeva fosse già un vampiro adulto ed io, lì dentro da poco più di un mese, ero meno di una cacchetta che non sapeva materializzare, prevedere il futuro, vedere la gente e che, addirittura, non conosceva niente di niente sul vasto mondo dei vampiri. Quindi dovevo tenermi lontana da Dorothy. Bel problema se vogliamo contare il fatto che ero costretta a vederlo tutti i giorni a lezione e dovevo anche fare esercitazione con lui dato che gli altri compagni mi detestavano e non volevano fare coppia con me. Non male come inizio di una nuova vita. Tutti quei pensieri mi fecero tornare un mal di testa allucinante, quindi mi buttai nuovamente sul letto e questa volta mi infilai sotto le coperte. Avrei saltato le lezioni del giorno seguente, da quella sera avevo un problema in più a cui pensare e non potevo farlo durante le ore di studio, tanto valeva starsene chiusa in camera a pensare in completa tranquillità.
Non che servì a molto saltare l'intera giornata di lezione, non mi aiutò a risolvere i problemi -anzi, sicuramente me ne avrebbe causati di più- e non mi aiutò neanche ad andare avanti con le esercitazioni per il chakra. Dormii fino alle undici e mezzo, non che la cosa mi dispiacesse, ma ormai la lezione di Materializzazione era saltata e dovevo farmi la doccia. Quindi lasciai perdere il cibo dell'ora di pranzo e mi infilai sotto la doccia bollente. Avevo bisogno di far scivolare via la tensione di quel primo mese e una semplice doccia veloce non bastava, rimasi sotto l'acqua corrente per più di un'ora preparandomi poi per arrivare in tempo almeno a Divinazione.

Stavo percorrendo il piccolo vialetto in ghiaia del cortile esterno per giungere alla Serra di Divinazione, ero ancora completamente rimbambita del lungo sonno di quella nottata ma la lezione sarebbe stata leggera come tutte le altre. Forse mi avrebbe anche aiutata a rilassarmi e farmi riposare un po' di più in vista del ricevimento di quel pomeriggio. Camminavo calciando i sassolini che mi si presentavano davanti, sapevo di essere già in ritardo di qualche minuto, ma andava bene lo stesso. Mi avvicinai alla porta trasparente quando dall'albero tra la serra e l'alto muro di cinta che circondava la scuola arrivò un soffice e delicato miagolio. O perlomeno, sul momento mi sembrò un miagolio. Così mi voltai, tanto che c'ero cinque minuti in più non avrebbero ucciso nessuno, e raggiunsi l'albero.
«Miao.» Mi misi a miagolare sul serio e in quel momento pregai che nessuno uscisse dalla serra o mi stesse ascoltando.
Il micio rispose al mio richiamo e si affacciò da un ramo non tanto alto. Chi sa cosa ci eravamo appena detti.
«Miao.» Speravo venisse giù, avrei potuto aiutarlo. Allungai il braccio fino a riuscire a sfiorarlo con la punta delle dita ma lui si ritrasse, impaurito. Non riuscivo nemmeno a capire di che colore fosse.
«Dai piccolino, vieni, non ti faccio niente.» Per quanto mi fu impossibile, provai ad allungarmi ancora un po'. Il gatto mi annusò la mano solleticandomi con il muso freddo e, quando ebbe capito che non avevo intenzione di fargli del male, si sporse ancora di più. Tanto da riuscire a prenderlo da sotto le zampe e portarmelo al petto. Era tigrato con la pancia bianca e piccolissimo, avrà potuto avere appena tre o quattro mesi e io non potevo lasciarlo lì fuori.
Ormai anche la lezione di Divinazione era saltata, quindi tanto valeva tornare in camera e prendermi cura di quel piccolo essere peloso.
«Piccolino, ma come ci sei finito lì sopra?» Intanto si era girato a pancia in su e io con l'indice gli grattavo il collo. «E la tua mamma dov'è finita?»
Ovviamente non pensavo ci fosse bisogno di correre in camera e nemmeno di guardare dove stavo mettendo i piedi, quindi mi ritrovai completamente assorta dalle fusa del gatto quando andai a scontrarmi con qualcosa. Qualcosa che non era la colonna che reggeva il corridoio sopra il porticato dell'ala Sud.
«Ops, scusa.» Le sue mani si erano posate sulle mie spalle mentre il micio per la paura si era aggrappato fino a dietro il mio collo, tra i capelli.
Alzai lo sguardo, arrossii di colpo. «Professore! Che ci fa qui?» Chiesi sfacciata, ormai quale imbarazzo potevo provare con lui?
«Dovrei essere io a chiederti cosa ci fai qui.»
«Ah, ehm, giustamente. Si io in realtà stavo andando a Divinazione no? Però poi ho dovuto salvare questo piccolo micino e non potevo portarlo dentro la serra. Quindi stavo, anzi sto ancora, tornando alla mia camera.»
«Capisco, ma faresti meglio a passare prima da Ninfa e chiederle se puoi tenerlo.»
«Si, credo che lo farò.»
«Brava. Sbaglio o oggi non ti ho vista a lezione?»
«No, effettivamente non c'ero. Non sono brava a sdoppiarmi, magari! È che mi sono concessa di dormire un po' di più e ho perso tutte le lezioni della giornata. Ma prometto che sarà la prima ed ultima volta.»
«Faresti meglio a spiegarle anche questa cosa.»
«Oddio allora passerò l'intero pomeriggio nel suo ufficio!»
«Credo che per questo pomeriggio il suo ufficio sia leggermente incasinato.»
«Cavolo, il ricevimento!! Mancherà appena poco più di un'ora.»
«Avrai tutto il tempo di prepararti e anche di dedicarti al tuo nuovo amico.»
«Già, per fortuna che l'ho incontrato.»
«Vieni, ti accompagno alla stanza. Vorrai qualcosa per allestire il nuovo posticino per...Come si chiama?»
«Ehm, non lo so...» Intanto ci stavamo avviando alle scale della Torre Sud. «...Non so nemmeno se è maschio o femmina.»
«Dammi.» Gli passai delicatamente il gatto, lui lo strinse tra le sue mani e lo girò quanto bastava per capire. «E' una femminuccia. Consiglio di chiamarla Luna.»
«Si, Luna è perfetto.»

***

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