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«Ragazze, noi ora dobbiamo...Tornare a scuola, purtroppo!» Martina fu la prima ad alzarsi.
«Ah, ok, beh...Avete i cartellini, potete tornare quando volete! Basta che ci siate quando apriranno le porte, se no non serviranno più a nulla.»
«Ci saremo! Non possiamo fare ritardo ad una cosa così importante!»
«Perfetto, a più tardi ragazze.»
Le salutammo e ripercorremmo la stessa strada al contrario per raggiungere la stazione e tornare a scuola.
«Che ore sono?» Le chiesi quando fummo davanti a Mond.
«Ehm... Le otto meno un quarto!»
«Perché ci abbiamo messo così tanto tempo dalla stazione a qui??»
«Perché abbiamo parlato e siamo andate lente, quindi ora dobbiamo sbrigarci!»
«Devi prendere i libri??»
«Ah non so, come vuoi andare a lezione senza roba?»
«Potevi portarteli dietro!!!» Aumentai il passo quando superammo il cancello, eravamo lungo il vialetto di pietre che attraversava il cortile.
«Tu l'hai fatto?»
«Si! Oddio ho una fame tremenda e sto morendo di sonno!»
«Seguo da te, ho troppo bisogno di mangiare!»
Corremmo fino al portone principale per poi calmarci e sistemarci prima di entrare nella Sala Grande.
«Comunque non pensavo ci volesse così tanto da qui al palazzetto, mezz'ora di treno! Forse è meglio lasciare la macchina lì dove sta.» Mi tolsi la borsa dalla spalla e mi sedetti al mio solito posto.
«No! Assolutamente no! Non possiamo fare sti salti mortali tutte le mattine e tutti i pomeriggi per le prossime due giornate. Materializza un'auto, per favore!!» Mi sussurrò mentre si sedeva accanto a me.
«Oddio non sono sicura di esserne in grado!»
«In caso contrario ci faremo venire qualche deliziosa idea per non prendere il treno!»
Per fortuna Martina aveva preso tutti i posti vuoti che mi trovavo di fianco in tutte le aule, quindi dividemmo i libri e anche l'angoscia delle prime due ore di Storia. Io passai il tempo a giocherellare con la cordicina nera del cartellino con il numero nascosto nella mia maglia, lei invece si divertiva a fare le orecchie a tutte le pagine che avevamo voltato.
Appena suonò la campana fummo le prime ad alzarci e ad uscire dalla classe per raggiungere quella di Profezia. Non avevo nemmeno più bisogno di esercitarmi con il professore, grazie al cielo! Martina però era più stimolante di lui. Non fraintendete! Se avessi continuato ad esercitarmi con Dorothy non avrei mai concluso niente perché troppo intenta a farmi distrarre dalla sua bellezza. Non che Martina fosse brutta, certo, ma era la-mia-ormai-migliore-amica e per giunta era femmina, non c'era niente che mi distraesse così avevo tutta la concentrazione su di me e sul futuro.
«Oh mio Diiiioooo!!!» Tenevo gli occhi chiusi, in tutta l'aula regnava il silenzio ma io non potevo stare zitta proprio in quel momento.
«Mony?»
«Marty non ti fermare... Vedo qualcosa! Continua a girare quel cavolo di dito su sta fronte dei miei stivali!!» Le ordinai non molto garbatamente quando sentii che stava spostando il dito, era letteralmente impaurita e forse lo era anche tutta la classe.
«Che cosa? Prof ho bisog...»
«Non ti azzardare ad avvicinarti!!!» Completamente ignara che altri trenta ragazzi fossero all'ascolto, imperterrita continuai «Marty ci siamo io e te...Non è un futuro molto lontano...Credo! Boh, sembriamo sedute una accanto all'altra ma le immagini attorno sono sbiadite, sono di un grigio quasi bianco e non sento rumori. Comunque siamo sedute e siamo insieme. Perché io ho le braccia tirate in avanti?»
«E io dove sono seduta?»
«Alla mia destra.»
«Ok Monica, puoi riaprire gli occhi.» Dorothy posò una mano sulla mia spalla facendo spostare Martina «E' tutto apposto, dovrai imparare a conviverci con certe cose, non c'è bisogno che ti spaventi.»
«Scusi ma è stata la prima, cosa dovevo fare? E poi cercavo di capire che situazione fosse!»
«Avrai modo di rifletterci e di vederne altre, sicuramente migliori di questa. Per oggi la lezione finisce qui, a domani ragazzi!» Disse proprio mentre suonava la campanella.
Io e Martina uscimmo di fretta dall'aula, avevamo di nuovo una fame da lupi.
«Non capisco, non hai visto nient'altro?»
«No, nulla. Io con le braccia in avanti, tu alla mia destra e il vuoto tutt'intorno.»
«Ma da che punto guardavi la scena?»
«Da dove ero io, cioè come se stesse accadendo tutto per davvero!» Ripensando meglio alla scena che avevo visto, un lampo improvviso mi colpì «E se...? Oddio si! Ci sono, adesso è tutto chiaro! Vieni con me.» Le presi il polso e la trascinai lungo il tratto di corridoio che già avevamo percorso, tornammo all'aula di Profezia dove Dorothy stava sistemando i libri e i fogli sulla sua cattedra.
«Prof! Ho bisogno di lei.»
«Dimmi pure. Anzi no, aspetta. Prima mi hai dato del tu, davanti a tutta la classe.»
«Si me ne sono resa conto, ma non è di questo che le devo parlare.»
«Ok, va bene, ma se vuoi puoi continuare a darmi del tu. E anche tu, Martina, se vuoi.»
Lei annuì perché io non le lasciai dire nulla «Ok, le daremo del tu. Ti daremo del tu! Abbiamo tutte e due bisogno del tuo aiuto!»
«Dimmi, qualsiasi cosa.»
«Dovresti materializzarci un'auto!»
«Cosa? E cosa te ne vorresti fare di un'auto?»
«Andarci in giro, forse?»
«Ok ma... Hai la patente?»
«Certo che ho la patente, non te lo avrei chiesto se no!»
«Va bene ma ti dispiacerà sapere che le auto sono tra quelle cose che non si possono materializzare!»
«SCHERZA??? Cioè, mi prendi in giro?»
«No, il capitolo su ciò che è proibito e impossibile materializzare ancora non lo avete fatto?»
«No! Oddio e adesso come facciamo?»
«Mi dispiace ragazze...Ma non posso proprio aiutarvi.»
«Uff...Va beh, grazie lo stesso.»
Uscimmo di nuovo dall'aula ma poi un altro improvviso lampo di genio mi trapassò in pieno, quindi tornammo indietro sperando che almeno questa volta sarebbe andata bene.
«E, beh, se lei potesse...Ehm...Se tu potresti, come dire, prestarci la tua per qualche giorno?» Sorrisi con gli occhi che lo imploravano.
Lui di colpo di voltò soprattutto verso di me con lo sguardo spiritato «Mai. Assolutamente mai.»
«Per favoooooore!!! E' importante per noi!»
«No, mi dispiace!»
«Ma prooooof ci serve una macchina!!» Mi avvicinai a lui unendo le mani al petto, per supplicarlo.
«E a cosa vi servirebbe questa auto di cui proprio non potete farne a meno?»
«Un concerto, si, dobbiamo andare ad un concerto e non sappiamo come fare. I treni costano troppo!» Martina si voltò guardandomi con il tipico sguardo inferocito di chi sta pensando -ma che cavolo hai detto????-
«No, scusate ma no. Alla mia auto ci tengo! E se vi succede qualcosa la responsabilità sarà mia!»
«Ma prof, per noi è importante!»
«Lo so, capisco, e mi dispiace non potervi aiutare.»
Io non avevo più parole nemmeno se me le avessero tirate fuori con le pinze, ma per fortuna la mia cara Martina aveva carattere quindi intervenne lei.
«Dorothy!! Ti stiamo chiedendo di prestarci l'auto, non di metterci dieci in pagella!! E' solo per due giorni, non per l'eternità! Non te la graffieremo, non te la sporcheremo e non la daremo in mani che non siano quelle di Monica!! Allora, ci eviti lo strazio dei treni oppure no??» Dopo che si fu liberata di ciò che aveva da dire, addolcì lo sguardo e gli fece gli occhioni da piccolo gattino perduto, che dovetti ammettere le uscì molto bene! E funzionò anche.
«D'accordo, troverai le chiavi sulla tua scrivania, ma sappiate che quando me la riporterete controllerò subito se ci sarà qualcosa di strano, ok?»
«Ok profe! Grazie mille!!» Martina salterellò sul posto e dopo che lo ebbi ringraziato anche io uscimmo da quella santissima classe, forse definitivamente per quella giornata.
«Ah, Monica.»
«Sii?» Mi voltai sulla soglia della porta.
«Puoi prenderla ogni volta che ne avrai bisogno.»
«Ah, ehm...Grazie...Dorothy!»
Mi fece l'occhiolino, io sorrisi e finalmente mi abbandonai alla mia dolce ora d'aria!
«Beh almeno abbiamo la macchina!!»
Stavamo entrando in camera dopo le due ore di materializzazione, in cui io ero riuscita a far comparire solo una stupida penna verde accanto al registro di Nadine e quella scema di Desirée invece era già riuscita a materializzare un vestito! Toh, io però avevo anche le scarpe e lei non ne era stata capace. Comunque sia, in quel momento il mio problema più grande era un altro.
«Si, abbiamo la macchina ma senza le chiavi non andiamo molto lontano!» Buttai la borsa sul letto e diedi un bacio a Luna che se ne stava raggomitolata sul mio cuscino.
«Ha detto che le avresti trovate in camera.» Martina intanto stava già togliendo i libri dallo zaino per riporli nella libreria che si era fatta dare da Ninfa.
«Si ma come ha fatto ad entrare in camera? Non ha le chiavi!»
«Siamo qui a posta per imparare a far passare gli oggetti attraverso le porte chiuse a chiave, sai?»
«Spiegami una cosa!!! Possiamo materializzare le chiavi di una macchina ma non possiamo materializzare una macchina?»
«Sostanzialmente si.» Si voltò solo un attimo per sorridermi.
«Che schifo!!! Heeey che cos'è quello?» Mi alzai in modo che Luna potesse stiracchiarsi e andai alla mia scrivania. «Non ci credo! Eccole!» Presi in mano una chiave con attaccato un portachiavi della BMW. «Stai scherzando??»
«Hey, io non ho detto niente!»
«No infatti non parlavo con te. Dico, guarda qua!» Andai da lei per mostrarle il portachiavi.
«Scherzi??? Vuole farci andare ad un concerto con una BMW??»
«A quanto pare!! Mi auguro solo che non sia una macchina gigante!!» Sinceramente ci rimasi un po' male, mi aspettavo di trovarmi una macchina piccola e leggera, ma dovevo capire che Dorothy non era decisamente il tipo per una macchina del genere. «Va beh, sempre meglio che prendere il treno. Allora, dobbiamo cambiarci!»
«Guarda che ti basta togliere la felpa della scuola.» Si, si, si, dovevo togliere solo la felpa della divisa. Quella mattina avevamo fatto tardi e non eravamo riuscite a cambiarci per la lezione, quindi le prime quattro ore le avevamo passate vestite con i nostri bei abiti da concerto, prima di andare a pranzo avevamo fatto una volata in camera per prendere la felpa con lo stemma di Mond e alla fine nessuno si era accorto che quella mattina eravamo in piedi dalle due!
«Ok, ora abbiamo tutto!» Dissi io quando ebbi finito di preparare anche la borsa.
«No. No aspetta. Manca qualcosa.» Martina si mise a gironzolare per la camera, cercando di capire cosa mancasse anche se, a parer mio, avevamo già tutto.
«Che cosa può mancare? Il numero lo abbiamo, i libri li abbiamo tolti e rimpiazzati con coperte e cibo a sufficienza per arrivare all'ora di cena, le felpe ce le siamo tolte, il trucco ce lo siamo sistemato. Che manca??»
«La cartina!!!»
«La cartina? La cartina di cosa?»
«Della strada che dobbiamo fare! Il treno sa dove deve andare, tu sai se girare a sinistra o a destra per raggiungere il palazzetto?»
«Ovviamente no.»
«Appunto! Materializzala!»
«Ma non so come! Mi hai vista oggi, ho materializzato una penna verde!! Non riuscirò mai a farlo con una cartina stradale!»
«Provaci!!»
«Uuuuuh va bene!!!» Corsi sul letto e chiusi gli occhi immaginandomi una cartina per farla comparire davanti a me. Le dita iniziarono a formicolarmi e quando fui sicura che fosse il momento giusto le schioccai.
«C'è?» Le chiesi per non riaprire gli occhi e perdere la concentrazione.
«No.»
Riprovai.
«C'è?»
«No.»
Riprovai di nuovo.
«Adesso c'è?»
«Noo.»
Riprovai ancora per l'ultima volta.
«C'èèè???»
«Nooo!!!»
«Che palle, basta, vado in biblioteca.» Presi la borsa e scesi per uscire dall'aula.
«Aspettami!!»
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